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DOV'E', O MORTE, LA TUA VITTORIA? 

 E' una tarda mattinata primaverile, tra il 30 e il 33 della nostra era.

  In una strada di Gerusalemme procede un piccolo corteo: un condannato a morte avanza, reggendo il “patibolum”, il braccio trasversale di quella croce il cui palo verticale è già piantato sul Golgota.

E' questa l' ultima tappa di una storia a tutti nota: al centro Gesù Cristo, l'uomo crocifisso e umiliato, il Signore risorto e glorioso. Presto svelerà, in modo sfolgorante, un'altra sua natura, celata sotto il profilo concreto del suo volto e del suo corpo di uomo, quella di essere il Figlio di Dio. La croce e il sepolcro non sono l'estuario ultimo della sua storia, bensì lo è la luce della sua Risurrezione e della sua Gloria.

Per secoli i cristiani hanno voluto ripercorrere le tappe di questa “Via Crucis”, ma con lo sguardo rivolto alla meta ultima, la Luce pasquale. Lo hanno fatto come pellegrini su quella stessa strada di Gerusalemme, ma anche nelle loro città, nelle loro chiese, nelle loro case. Per secoli, scrittori e artisti hanno cercato di far rivivere, davanti agli occhi stupiti e commossi dei fedeli, quelle tappe o “stazioni”, vere e proprie soste meditative nel cammino verso il Golgota.

Procediamo, allora, insieme, lungo questo itinerario orante, per vivere la realtà aspra e cruda di una vicenda aperta, però, alla speranza, alla gioia, alla salvezza. Accanto a noi, forse, cammineranno anche coloro che sono in ricerca, avanzando con l'inquietitudine delle loro domande. E, mentre procediamo di tappa in tappa, lungo questa via di dolore e di luce, potremmo sentir rieccheggiare le parole vibranti dell'Apostolo Paolo:

“La morte è stata inghiottita nella vittoria. Dov'è, o morte, la tua vittoria? Dov'è, o morte, il tuo pungiglione”? (1Cor.15,54-55).

 

I Stazione: Gesù viene condannato da Pilato

 

 

“Ma io vi dico: Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano” (Mt.5,44).

 

Ogni male comincia con un giudizio, è il frutto di un giudizio. Con un bacio possiamo tradire; con un bacio possiamo riparare una ingiustizia. Sulle nostre labbra sta la condanna e la salvezza, il tradimento e la difesa. Troppo spesso non ci fermiamo a pensare che un indice accusatore può sconvolgere la vita di un uomo, di un fratello, di un amico. Troppo spesso, per quieto vivere, non esitiamo a calpestare la verità. Troppo spesso esigiamo giustizia con il risultato di produrre solo nuove catene, a volte anche solo nel silenzio profondo del cuore.

 

Ripetiamo insieme: Scusa, Signore

 

  • Per ogni volta che abbiamo pronunciato condanne sugli altri oppure su noi stessi, per questo diciamo: Scusa, Signore
  • Per ogni volta che abbiamo riflettuto poco sul valore e l’importanza della vita, per questo diciamo:  Scusa, Signore
  • Per ogni volta che abbiamo mancato nell’ esser pronti nella  misericordia verso tutti, per questo diciamo: Scusa, Signore

 

 

                        II Stazione: Gesù viene caricato della croce

 

“Se qualcuno vuol venire dietro me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua” (Lc.9,23).

 

Quando la croce è la croce di tutti, nessuno la può misurare. Ciò nonostante Cristo le va incontro e l’abbraccia. L’abbraccio è una dichiarazione d’amore; è il documento della infinita resistenza dell’Amore. Lui è lì, davanti a noi: dietro una interminabile fila di uomini, donne, bambini, giovani ed anche anziani che cammina, a volte a fatica, con sulle spalle una croce e su di essa il proprio nome impresso. Spesso anonimi, perché sconosciuti gli uni agli altri, siamo invece tutti ben presenti al cuore di Dio che trasforma ogni disgrazia in grazia, ogni grido di dolore in preghiera, ogni dolore in atto d’amore, aprendoci così, al miracolo della speranza.

 

Ripetiamo insieme: Ascoltaci, Signore

 

  • Signore,  insegnaci a portare la croce del nostro essere uomo, del nostro  essere creatura, per scoprire che, con te, il carico è leggero, per questo  diciamo: Ascoltaci, Signore         
  • Signore, donaci la grazia di non essere mai noi quelli che mettono le croci sulle spalle dei fratelli, per questo diciamo: Ascoltaci, Signore
  • Signore, metti nel cuore di ciascuno di noi il desiderio-bisogno di aiutare tutti, indistintamente, a portare la croce della vita, per questo diciamo:  Ascoltaci, Signore

 

 

 

 III Stazione: Gesù cade per la prima volta

 

“Proprio per aver sofferto personalmente, egli è in grado di venire in aiuto a quelli che subiscono la prova” (Eb.2,18).

 

Un’ alleanza fondata sull’Amore permette di non essere soli quando sopravviene la caduta e la tua caduta, Gesù, ci assicura che sempre capisci, comprendi e compatisci. Ci esorti a non avere paura di riprendere, coraggiosamente, senza sensi di colpa paralizzanti, senza eccessivi rimorsi che eludono il misericordioso, divino perdono, il nostro cammino di redenti e salvati. Tu ci assicuri che siamo graditi a Dio sempre, anche quando la fragilità umana ci fa soccombere. Egli, nel suo infinito Amore, gratuitamente donato, vuole che riprendiamo in mano, con coraggio e dignità, la nostra vita, gestendola con quella libertà che solo un cuore perdonato e riabilitato in unità, è in grado di capire e di vivere.

 

 

Ripetiamo insieme: Perdonaci, Signore

  • Per tutte le volte che non abbiamo avuto occhi per vederti e mani per sostenerti, lì dove tu ogni giorno continui a cadere, per questo diciamo: Perdonaci, Signore
  • Per tutte le volte che, di fronte alle dure prove della vita, è venuto meno il sostegno della speranza per la nostra poca fede nel tuo amore, per questo diciamo: Perdonaci, Signore
  • Per tutte le volte che non ci siamo aperti all’Altro per far nascere patti di pace, incontri nuovi, dialoghi altrimenti ritenuti impossibili, per questo diciamo: Perdonaci, Signore

 

 

                        IV Stazione: Gesù incontra sua Madre 


“Si dimentica  forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se costoro si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai” (Is.49,15).

 

Dio, prima ancora del sacrificio del suo Figlio, ha chiesto il sacrificio della Madre.  Essere madre è una vocazione per tutta la vita: l’uomo avrà sempre bisogno di due spalle su cui abbandonare il peso della propria storia. Essere madre è il dono dell’amore gratuito, è dare la vita senza nulla esigere in cambio. Così, alla svolta della strada, Maria è là, sempre la stessa donna del “si”, sempre la stessa donna che continua a sfidare il mondo per rimanere al fianco  del figlio suo Gesù: suo creatore e sua creatura. La straordinaria, incredibile avventura, iniziata con un “fiat”, attraversata dal silenzio, si conclude ora con dolore e morte, sempre nel silenzio.

 

Ripetiamo insieme: Ti preghiamo, Maria

 

  • Maria, proteggi l’umanità dolorante e deviata di oggi; apri il tuo cuore a tutte le madri del mondo perché, nel momento della sofferenza, guardino a te per avere forza e consolazione, per questo diciamo: Ti preghiamo, Maria
  • Maria, chiedi al tuo Figlio che abbia misericordia di noi e ci venga a cercare sulle strade delle nostre fughe e impazienze, come ha fatto con i discepoli di Emmaus , per questo diciamo: Ti preghiamo, Maria
  • Maria, fa che ciascuno di noi possa incrociare il tuo sguardo nei momenti di provacitazione sacra
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    utilizzando campi bold, italico
    , di stanchezza e sfiducia per non smarrire la via che porta alla vita, per questo diciamo: Ti preghiamo, Maria

                                              

 

      

   V Stazione:  Simone di Cirene aiuta Gesù nel portare la croce

 

“Se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due” (Mt.5,41).

 

Tutti siamo abbastanza poveri per poter ricevere, tutti abbastanza ricchi per poter dare. Volentieri o suo malgrado, Simone di Cirene ha portato la croce, sollevato Gesù, dato respiro ad un morente. Se vi ha visto il volto di un suo figlio, gli si sarà accostato con paterna pietà. Troppo spesso è il nostro egoismo a far piangere intorno a noi. Quando la vita ci porge un calice amaro da bere, la nostra natura recalcitra. Abbiamo un terrore folle di ciò che sporca. La croce, la sofferenza morale, la malattia, la povertà non sono mai state di moda, ma è il dolore, ogni tipo di dolore che, quando ci tocca nelle carni, ci insegna a maturarci nel divino. Dinanzi al Cristo che si avvia per noi al Golgota, abbiamo il solo debito di un amore vicendevole, che sa portare la croce, ogni croce, insieme al fratello.

 

Ripetiamo insieme: Ti preghiamo, Signore

 

  • Non permettere, Signore, che la fretta e la superficialità  caratterizzino i nostri incontri con i fratelli, disturbando l’esercizio della carità, per questo diciamo:Ti preghiamo, Signore
  • Aiutaci, Signore, lì dove possiamo, a risanare le condizioni  economiche, sociali, politiche della povertà e dell’ingiustizia, per questo diciamo: Ti preghiamo, Signore
  • Ripetici sempre, Signore, quando lo dimentichiamo, come si fa a dividere ciò che abbiamo con tutti, per questo diciamo: Ti preghiamo,   Signore


 

            VI Stazione: La Veronica asciuga il volto di Gesù 


“Beato l’uomo che ha cura del debole: nel giorno della sventura il Signore lo libera” (Sal.41,2).

 

Senza paura è entrata nel cerchio del condannato per asciugare il volto sfigurato di Gesù. Le più belle vite possono essere raccolte in un gesto e quello di Veronica è pieno di pietà. La quantità non conta; conta di più un lembo di anima per asciugare i volti che le ingiustizie rigano di sangue. Come deve essere caro a Dio “l’abbandono” della donna nell’amore e nelle cose più grandi di lei! Hanno voluto chiamarla Veronica ma il suo nome nessuno lo sa. Il suo gesto ci dice che non dobbiamo aver paura di voler bene a tutti, soprattutto a quelli che nessuno ama. Chi accompagna Cristo, nella passione che egli continua a soffrire, oggi, negli ultimi della terra, può esser certo di ricevere l’impronta del suo volto nella propria vita.

 

Ripetiamo insieme: Esaudiscici, Signore

  • O Signore, che creandoci a tua immagine e somiglianza hai fatto dell’uomo il capolavoro della tua creazione, purifica i nostri sguardi così da poter scorgere il tuo volto in ogni fratello, per questo diciamo: Esaudiscici, Signore
  • O Signore, fa che siamo sempre animati da quello spirito di dedizione personale e di gioia di spenderci che dà alle cose, anche più semplici, il colore dello Spirito e la leggerezza del vento che trascina in alto, per questo diciamo: Esaudiscici, Signore
  • O Signore, rendici capaci di gesti che, penetrando come aura leggera nelle pieghe del quotidiano, la riempiano di gratuità, dedizione, calore, gioia, per questo diciamo: Esaudiscici, Signore

 

 

 

VII Stazione: Gesù cade una seconda volta

 

“Il castigo che ci dà  salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti” (Is.53,5).

 

La vita non è al riparo da difficoltà e fallimenti: è una realtà da accettare, non si può fare altrimenti. Pur tuttavia quando le prove si susseguono, si accavallano interminabilmente, la fede si spegne e la speranza vacilla. Ci sembra di non riuscire a mettere nel cuore quel tanto di amore che, come supplemento di energia, ci renda nuovamente capaci di rialzarci, di riprenderci, di camminare nuovamente. Eppure un aiuto nuovo, ulteriore, diverso, arriva quando finalmente capiamo che è l’abbracciare la croce con Cristo a farci scoprire la possibilità di rinascita, di riscatto, di luce e che la Pasqua non è di là da venire, ma è fare esperienza di risurrezione, in ogni istante del nostro quotidiano.

 

Ripetiamo insieme: Aiutaci, Signore

  • Signore, tu che ci guardi come padre misericordioso, perdona l’orgoglio del nostro agire, la nostra mediocrità umana e spirituale. Perdona le Messe disertate e anche le preghiere trascurate. Fa che la debolezza nelle prove non ci induca mai alla disperazione ma che, pur nella consapevolezza dei nostri limiti, abbiamo la forza di rialzarci, per questo diciamo: Aiutaci, Signore
  • Signore, fa che non dimentichiamo mai che sei tu l’agnello immolato che salva dallo sterminatore, tu l’alleanza eterna, tu che doni la pace del cuore e il perdono dei peccati, tu che caduto ti rialzi con noi e continui a farci andare avanti, per questo diciamo: Aiutaci, Signore
  • Signore, facci capire che alzarsi e andare vuol dire accettare di essere sempre in ricerca, in ascolto dell’Altro, protesi verso l’incontro che ci sorprende e ci cambia, desiderosi finalmente di “obbedire” in maniera adulta, per questo diciamo:Aiutaci, Signore


               VIII Stazione: Gesù incontra le donne di Gerusalemme  

 

“Lo seguiva una grande moltitudine di popolo e di donne, che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui “ (Lc.23,27).

 

Il pianto delle donne riempie la solitudine del Cristo che ha sul volto una volontà decisa di offerta: non si può fermare chi va a morire perché tutto il popolo viva. Dunque donne, ancora donne in questa sua ora di sofferenza e di morte. Dove sono ora i suoi discepoli, i suoi apostoli? In queste donne, che preparavano bevande e calmanti da offrire ai condannati, abbiamo una immagine vera della donna che raccoglie il grido di dolore dell’uomo. La storia è testimone di quante volte, invece, la donna sia caduta vittima dell’ingratitudine, dell’incomprensione, della violenza. Ciò nonostante, dove c’è da consolare, da aiutare, da percorrere una strada difficile, c’è sempre una donna presente: dalla culla alla tomba; una presenza discreta, umile, silenziosa, pronta alle grandi cose, ma anche alle piccole, senza pretendere nulla, in un mondo dove si paga tutto, anche l’aria che si respira.

 

Ripetiamo insieme: Confidiamo in te , Signore

-Rendici capaci, Signore, di testimoniare le tue promesse che ci liberano da ogni prigionia dei mali presenti e ci fanno guardare avanti con una certezza più forte di ogni fallimento o sconfitta, per questo diciamo: Confidiamo in te, Signore

-Facci comprendere, Signore, che non possiamo solo piangere, occorre agire e interrogarsi per scoprire se la vita che conduciamo è buona, per questo diciamo: Confidiamo in te, Signore

-Aiutaci, Signore, a non esorcizzare le situazioni con una alzata di spalla pensando di non essere in grado di cambiare nulla, per questo diciamo: Confidiamo in te, Signore

 

              IX Stazione: Gesù cade per la terza volta

 

“Insultato non rispondeva con insulti, maltrattato non minacciava vendetta, ma si affidava a colui che giudica con giustizia” (1Pt.2,23).

 

Il Padre che ha fatto sentire la sua voce, come tuono, nel momento del Battesimo e sul Tabor, ora tace: quale cuore e quali occhi lo possono sopportare? E’ il momento della suprema manifestazione: l’Assenza. Quante volte ciascuno di noi l’ha sperimentata su di sé; quante volte ogni tipo di provacitazione sacra
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si è accanita senza tregua, nonostante la buona volontà di accogliere ogni cosa con animo docile e tutto offrire al Signore con cuore generoso, ma niente: il silenzio ci avvolge. Cadono le braccia, tutto vacilla e ci si ritrova a terra, disorientati e forse anche destabilizzati dentro. Il cammino dell’uomo è mistero, ma i tempi nostri non sono i tempi di Dio. Ed allora cerchiamo le forze residue, e ci accorgiamo di poterci risollevare e ancora camminare.

 

Ripetiamo insieme: Esaudiscici, Signore

-O Signore, ti preghiamo, quando le prove della vita ci sembrano troppo pesanti e tutto si spegne, fa che riusciamo comunque a sentire la tua presenza, la tua vicinanza, per questo diciamo: Esaudiscici, Signore

-O Signore, rendici consapevoli che ogni evento, ogni esperienza serve ad edificare la nostra santità di figli di Dio, la nostra dignità di figli tuoi, per questo diciamo: Esaudiscici, Signore

-O Signore, facci conoscere il mistero della nostra vocazione cristiana, il senso del nostro cammino, il termine della nostra ricerca, per questo diciamo: Esaudiscici, Signore

                                                  

              

 

            X Stazione: Gesù viene spogliato delle vesti 

 

“A chi vuole toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello” (Mt.5,40).

 

Servire senza ricompensa: è difficile trovare chi sia pronto a farsi spogliare di ogni cosa. Cristo lo ha fatto accettando di essere messo a nudo nel suo corpo perché, nudo sulla nuda croce, si manifestasse meglio, senza nessun velo di sorta, la ricchezza del suo Amore, la traboccante misericordia del suo cuore. Sopra un corpo nudo, infatti, i segni dell’amore sono più leggibili, un uomo nudo è inafferrabile: solo l’Amore gli può comandare. E’ difficile stare dalla parte del Vangelo, essere dalla parte della verità, del coraggio, dell’amore. Pur tuttavia, ognuno di noi è se stesso soltanto nella misura in cui conta per gli altri; è se stesso nella misura in cui è capace di compromettersi per un “condannato” qualsiasi  incontrato sulla strada: un condannato alla fame, alla ingiustizia, alla solitudine, al dolore.

 

Ripetiamo insieme: Ascoltaci, Signore

-O Signore, che nel tuo disegno d’amore non sei venuto a chiamare i giusti ma i peccatori, lava ogni macchia dal tessuto del mondo e ridona limpidezza alla interiorità di ogni persona, per questo diciamo: Ascoltaci, Signore

-O Signore, rendici maggiormente consapevoli che nella vita cristiana si comincia, ogni giorno, come se fosse il primo, a condurre la lotta per il superamento di sé e lasciare spazio alla nuda realtà della croce, per questo diciamo: Ascoltaci, Signore

-O Signore, perdonaci quando non riusciamo a spogliarci della presunzione di considerarci migliori degli altri, non rivestendo la nostra vita di amore, giustizia, sincerità, per questo diciamo: Ascoltaci, Signore

 

 

           XI Stazione: Gesù viene inchiodato alla croce

 

“Quanto è prezioso il tuo amore, o Dio! Si rifugiano gli uomini all’ombra delle tue ali” (Sal.36,8).

 

“Dio è luce e in lui non ci sono tenebre”: ma allora: “Perché? Perché, mio Dio?”. E’ il grido di Giobbe, di Geremia, di Gesù, di ogni uomo. C’è un momento di verità definitiva nella vita di ciascuno di noi: tutto ciò che hai fatto è solo croce, tutto ciò che sei è mistero a te stesso. Si sente l’angoscia del fallimento: niente sazia il cuore. Si avverte l’angoscia della solitudine:  attorno a te c’è il vuoto. E’ la notte dell’uomo: il cuore è senza canto. Saremmo beati se riuscissimo ad accettare che vero miracolo non è veder scendere Gesù dalla croce; vero miracolo è restarci sopra con lo sguardo del Padre impresso nel cuore: questo sole senza tramonto ci darebbe la certezza che la realizzazione del progetto del Regno si avvia su di una strada splendida. Dovremmo essere capaci di andare “oltre” quella croce, ogni croce, per farle diventare cammino di luce.

Ripetiamo insieme: Esaudiscici, Signore

-Signore, quando la malattia ci inchioda ad un letto, come tu lo fosti sulla croce, facci vincere la paura della morte e capire che la sola strada che ha senso è la speranza nella vita che hai promesso, per questo diciamo: Esaudiscici, Signore

-O Signore “inchiodato”, fa che decifriamo che le martellate che arrivano al nostro cuore sono opportunità per manifestare l’amore: amore di misericordia, di perdono, di fedeltà, amore sempre, per questo diciamo: Esaudiscici, Signore

-O Signore, allontana da noi il rischio di pensare che con la rinuncia o la fuga salviamo noi stessi, giustificandoci nel dire che quello che “abbiamo dato, è già troppo”, per questo diciamo: Esaudiscici, Signore

 

               XII Stazione: Gesù muore sulla croce

 

“Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo e dopo questo non possono fare più nulla” (Lc.12,4).

 

In questo momento, in tutte le morti, Cristo depone un seme di vita immortale: potenza di questo mistero che è l’Amore: trasformare il male in bene e, di fronte a tutti i nostri fallimenti, trovare sempre nuove forme per offrirci la vita. Lo Spirito emanato da Cristo, quello stesso Spirito che lo ha accompagnato in tutti i passi della sua vita, ora, inaugura cieli nuovi e terra nuova: quella terra che lo accoglierà in un abbraccio pietoso nel sepolcro, ma un abbraccio che stringerà, in modo mortale, la morte, restituendogli la vita: quella terra nuova abitata da uomini e donne redenti dal suo sacrificio pasquale e vivificati dallo stesso Spirito “che è Signore e dà la vita”. E Maria è lì, insieme a Giovanni, che nella sua maternità universale, sa scorgere nella morte ingiusta del suo Figlio, le morti tragiche, drammatiche, premature che verranno, di tanti suoi figli vittime degli Erodi, dei Caifa, dei Pilato del momento: a tutte quelle povere vittime, Maria dà un abbraccio di vita…quello di suo Figlio.

Ripetiamo insieme: Ti preghiamo, Signore

-O Signore, aiutaci a restare saldi nella nostra fede quando il “mondo” per questo ci deride e rendici capaci di vincere la morte che il male induce in noi, perché possiamo vivere da salvati e redenti, per questo diciamo: Ti preghiamo, Signore

-O Signore, dacci il coraggio di ringraziarti anche nell’ora della morte, per la vita che ci hai donato e per la nuova che ci prepari, per questo diciamo: Ti preghiamo, Signore

-O Signore, facci capaci di gesti concreti di riconciliazione, pronti a far spazio all’altro per riceverlo con  rispetto e amore e offrirgli, con generosità, quanto tu ci hai regalato con la tua croce, per questo diciamo: Ti preghiamo, Signore

                      

                     XIII Stazione: Gesù viene deposto dalla croce

 

“Io sono la risurrezione e la vita: chi crede in me, non morirà in eterno” (Gv.11,25-26).

 

La terra ha compiuto la sua offerta. Ora, pacificata e riconciliata, accoglie tra le sue braccia il Giusto. Si prende cura di lui e attende: attende che un nuovo frutto germogli dalla sua morte: ecco che Cristo, pane vivo disceso dal cielo, si abbassa di nuovo verso noi per mangiare, con noi, quel pane che è tutto quello di cui abbiamo bisogno. E Maria, abitata da un amore per nulla sconfitto, accoglie Gesù in un abbraccio che non vuole essere l’ultimo: è un appuntamento di vita. E, nel suo cuore, Madre della vita, tutto il dolore di tante famiglie provate da malattie irreversibili e incurabili, da morti tragiche, da separazioni traumatiche; e, nel dolore condiviso, la certezza di un incontro, la certezza di una presenza, la certezza di quella fede mariana che condivide tutto del Cristo, morte compresa. E Cristo, che ha trasformato la maledizione che pesava sulla terra in benedizione perenne, ci fa dono della sua morte per entrare con lui nella vita che non ha fine.

Ripetiamo insieme: Esaudiscici, Signore

-O Signore, lo hai promesso, fa che tua Madre continui ad essere presente per infondere in noi quella fede, quella speranza da poter squarciare non solo i cieli, ma anche i sepolcri, per questo diciamo: Esaudiscici, Signore

-O Signore, facci intravedere che non c’è abisso da cui non sia possibile invocare il Padre, ricordaci che le nostre prove fisiche, spirituali e morali sono parte del tuo Venerdì santo e che tu le vivi con noi e le superi in noi, per questo diciamo: Esaudiscici, Signore

-O Signore della croce, aiutaci a riconquistare ogni giorno la legge del morire a noi stessi per vivere il primato assoluto di Dio, di te e del tuo Vangelo, per questo diciamo: Esaudiscici, Signore

 

     XIV Stazione: Gesù è posto nel sepolcro in attesa di risorgere      

 

“E asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non vi sarà più la morte perché le cose di prima sono passate” (Ap.21,4).

 

L’ultimo atto di questa via dolorosa sembra semplicemente una deposizione nel ventre della terra: il corpo di Gesù adagiato nel luogo in cui nessuno è stato deposto prima. Maria non ha il tempo nemmeno di sostare con il corpo di suo Figlio, con la sua morte: glielo strappano subito, è sabato, sta per tramontare il sole, bisogna fare in fretta: una pesante pietra lo sottrae per sempre, nella logica degli uomini, al suo sguardo materno! Tuttavia, i suoi occhi sanno elevarsi al di sopra della tomba stessa e intravedere l’alba della Risurrezione, quando un fulgore improvviso esploderà dalle tenebre e la vita si riaccenderà sulle ceneri spente dell’umanità: ciò significherà che Dio è Dio, che la vita continua e che c’è una spiegazione a tutte le cose, anche le più incomprensibili o apparentemente scandalose. Significa che siamo eterni e che la morte, che ci ha fatto prima tanta paura, dominando dolorosamente la nostra esistenza, ora è là spiegata, compresa, vinta, lasciando nelle nostre mani un tesoro senza prezzo, Dio ha giocato la sua speranza in ciascuno di noi: il peccato è vinto, la morte sconfitta. Quando sarà il nostro momento, e tutta l’inquietitudine sarà consumata, lui sarà lì ad accoglierci nella vita oltre la morte. E se avremo capito, in vita, che un dolore che perdona, una croce che espia, una pietà che si fa strada attraverso i gemiti dei poveri, vince ogni male, saremo risorti con Cristo quotidianamente, ogni volta, assaporando in anticipo, il nostro Tabor, la nostra Pasqua.

 

Ripetiamo insieme: Ascoltaci, Signore

-O Signore, fa che, sentendo su di noi il tuo sguardo d’amore infinito, possiamo accogliere, nella verità, la nostra storia personale come storia di salvezza, per questo diciamo: Ascoltaci, Signore

-O Signore, facci capire che, anche nel sabato del tempo in cui noi ci troviamo a vivere, è necessario riscoprire l’importanza dell’attesa, del gettare luce sul compito che ci aspetta e che ci è reso possibile dal dono del tuo Spirito, per questo diciamo: Ascoltaci, Signore

-O Signore, se riconosciamo in te il Verbo di Dio fatto uomo abbiamo compreso la verità, la bellezza, la forza della fede, che tu offri a ciascuno di noi, alla famiglia umana e alla società intera cui apparteniamo. Rimani sempre con noi, per questo diciamo: Ascoltaci, Signore

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