COMUNITA' PARROCCHIALE BEATA MARIA VERGINE IMMACOLATA DI LOURDES
 

 


Veglia di Natale 2006

 GERMOGLIO DI SPERANZA

 

"Solo chi spera fortemente,sperando al di là di ogni speranza è capace di muovere i passi verso mete che ancora non si intravedono e di anticipare realtà che ancora non sono germogliate" (Rm. 4,1-8-9)
CANTO

Is. 11,1-11
...Spunterà un nuovo germoglio: nascerà nella famiglia di Jesse, dalle sue radici, germoglierà dal suo tronco. Lo Spirito del Signore verrà su di lui: gli darà saggezza e intelligenza, consiglio e forza. Conoscenza e amore per il Signore. Ubbidire a Dio sarà la sua gioia. Non giudicherà secondo le apparenze, non deciderà per sentito dire. Renderà giustizia ai poveri e difenderà i diritti degli oppresssi. La giustizia e la fedeltà saranno legate a Lui come cintura attorno ai fianchi. Lupi e agnelli vivranno insieme e in pace, i leopardi si sdraieranno accanto ai capretti. Vitelli e leoncelli mangeranno insieme, basterà un bambino a guidarli. Mucche e orsi pascoleranno insieme; i loro piccoli si sdraieranno gli uni accanto agli altri, i leoni mangeranno fieno come i buoi. I lattanti giocheranno presso i nidi dei serpenti, e se un bambino metterà la mano nella tana di una vipera non correrà alcun pericolo. Nessuno farà azioni malvagie o ingiuste su tutto il monte santo del Signore. Come l'acqua riempie il mare così la conoscenza del Signore riempirà tutta la terra. Quel giorno tutti i popoli del mondo guarderanno al discendente di Jesse come a una stella. Lo cercheranno dove c'è la sua presenza gloriosa. Quel giorno il Signore stenderà di nuovo la sua mano per riportare a casa il resto del suo popolo........



Idilliaco presagio. Eppure il mondo vive, più che mai, nella precarietà e nell'estrema debolezza: fragile appare la pace, la stabilità economica e politica, fragili sono le istituzioni, tremendamente debole la nostra salute e la nostra stessa sicurezza, precario persino il senso di famiglia e il futuro stesso dei giovani.
     
CANTO
Viene da chiedersi se Isaia non si sia ingannato nel suo ottimismo. Sono trascorsi quasi tremila anni da quando ha pronunciato queste parole ma l'uomo che si sente ormai "maggiorenne" e "adulto", perchè impegnato a vivere senza Dio, in realtà, mai come oggi, si ritrova sconfitto, ferito, fragile, insicuro e soprattutto profondamente impaurito. Ma il cristianesimo è la Religione della speranza e, se nel libro della Genesi un paradiso meraviglioso viene collocato all'inizio della storia, in quello di Isaia è posto alla fine, in una visione messsianica. Questo grande dono, che Dio vuole farci già qui, già ora, dobbiamo continuamente invocarlo smettendo di opporre, alla sua realizzazione, continuamente, il nostro orgoglio, la nostra violenza, la nostra superbia. Gesù è la risposta: Egli è l'unica possibilità che abbiamo perchè ogni progetto sia teso a rendere la vita umana sempre più umana. E allora preghiamo incessantemente perchè Egli nasca ogni volta nella nostra vita, nei nostri cuori: questa è l'unica condizione possibile per testimoniarlo in modo coerente e credibile; l'unico modo per portarlo agli altri, anche a coloro che, se pur vicini, non lo hanno riconosciuto. Forse perchè troppo intenti a seguire progetti terreni di autorealizzazione, forse perchè immersi in troppo attivismo, forse perchè appagati del culto domenicale, forse perchè ci si ricorda di lui solo nel bisogno, forse perchè impegnati nella costruzione di un messianismo terreno o in una globalizzazione delle religioni che annulli ogni differenza tra le stesse. Ma, attenzione, la minaccia di giudizio può riguardare anche noi; anche a noi può essere tolta la luce e facciamo bene se lasciamo che, in tutta la sua serietà, dalla nostra anima, ogni volta, salga un grido: Signore, aiutaci a convertirci.

 
CANTO
Luca 1,26-38

L'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazareth, a una vergine, Maria. Entrando disse: “Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te”. A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto.
Ecco, l'annuncio avviene non nei palazzi del potere o sui tavoli di concertazione, né nella solenne e sacra cornice del Tempio, ma a Nazareth, una oscura città. Segno questo che Dio dà inizio al compimento della sua storia, lontano dai clamori, in modo nascosto, silenzioso, interpellando l'uomo nella sua libertà con una chiamata a crescere, a maturare, a portare frutto e a collaborare per l'avvento del suo Regno nella storia.

 
Ecco, l'annuncio avviene non nei palazzi del potere o sui tavoli di concertazione, nè nella solenne e sacra cornice del Tempio, ma a Nazareth, una oscura città . Segno questo che Dio dà inizio al compimento della sua storia , lontano dai clamori, in modo nascosto, silenzinso, interpellando l'uomo nella sua libertà con una chiamata a crescere, a maturare, a portare frutto e a colloborare per l'avvento del suo Regno nella storia.

Ti preghiamo, Signore

che il tuo angelo ci trovi a ogni ora là dove tu ci vuoi,

aperti allo stupore delle tue visite imprevedibili.

Non temere, Maria, perchè hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine”.

Ti preghiamo, Signore
rinnova ogni giorno la nostra giovinezza con le tue visite,
affinchè non dubitiamo delle tue promesse e mai lasciamo che la sera
ponga fine alla nostra speranza di risvegliarci in un nuovo mattino alla luce radiosa del
tuo Volto.

“Come è possibile? Non conosco uomo”.

Ti preghiamo, Signore
tienici piccoli, umili, nascosti per essere come la Vergine Maria
unicamente sotto la luce del tuo sguardo.
Tu che abbassi i superbi e innalzi gli umili, infondi nei nostri cuori la gioia pura e
inalienabile, tesoro dei poveri che null'altro hanno al di fuori di te.

“Lo Spirito Santo scenderà su di te,su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio”.

Ti preghiamo, Signore
scenda su di noi la potenza creatrice del tuo Spirito
per rendere feconda in noi ogni tua Parola e plasmare, nel segreto del nostro cure,
la creatura nuova: la creatura capace di ascoltare e obbedire, di amare e servire, la
creatura capace di cantare che grande è la tua misericordia, eterna la tua fedeltà
e immensa la tua gioia per quelli che respirano in te e nulla antepongono al tuo Amore.

“Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello
che hai detto”.


Suo unico progetto di vita è di essere nella volontà del suo Dio; è quindi pronta al fiat,è pronta a lasciare che si compia in lei la Parola udita. Ecco, la firma è messa. Un silenzio gravido di mistero ora cala su Nazareth, sulla piccola casa, sul cuore di questa vergine-madre quasi bambina. In tanto silenzio di umiltà il Verbo si fa carne e comincia a dimorare in mezzo a noi, comincia a passare nella nostra vita, ad aprirsi una via nel nostro cuore.



Santa Maria,
donna feriale,aiutaci a comprendere che il capitolo
più fecondo della teologia non è quello che ti pone all'interno della Bibbia o della
patristica, della spiritualità o della liturgia, dei dogmi o dell'arte,
ma è quello che ti colloca all'interno della casa di Nazareth, dove fra pentole e telai, fra
lacrime e preghiere, fra gomitoli di lana e rotoli della Scrittura, hai sperimentato, in tutto
lo spessore della tua anti-eroica femminilità, gioie senza malizie, amarezze senza
disperazioni e partenze senza ritorni.
Liberaci, Vergine cara,
dalla nostalgia delle epopee e insegnaci a considerare la vita quotidiana come un cantiere
dove i Vergini gettano la loro verginità in pasto alla martoriata storia della salvezza.
 

CANTO

Così, mentre le gesta dei potenti di questo mondo si vanificano nel tempo, il gesto di umiltà e di obbedienza di Giuseppe; l'ascolto silenzioso, meditativo, adorante di Maria; lo stupore gioioso dei pastori e l'entusiasmo con cui diffondono la notizia, proprio dei semplici e dei puri di cuore, ci invitano a “metterci in cammino” per “andare a vedere” questo dono bellissimo che ancora una volta ci viene fatto: un bambino………….

Andiamo, dunque, fino a Betlemme. Il viaggio è lungo, molto più lungo di quanto non sia stato per i pastori. Molto più difficile, molto più faticoso: dobbiamo valicare il pendio di una civiltà che, pur qualificandosi cristiana,stenta a trovare l'antica strada che la congiunge alla sua ricchissima sorgente: la capanna povera di Gesù. Per noi, disperatamente in cerca di pace, questo viaggio è l'unica possibilità che abbiamo per andare “avanti” sulla strada della felicità.

Andiamo fino a Betlemme come i pastori. L'importante è muoversi. E se, invece di un Dio glorioso, ci imbattiamo nella fragilità di un bambino, non ci venga il dubbio di aver sbagliato percorso. Perchè, da quella notte, le fasce della debolezza e la mangiatoia della povertà sono divenuti i simboli nuovi della onnipotenza di Dio. Anzi, da quel Natale, l'amarezza di tutti gli ultimi della terra, sono divenuti il luogo dove Egli continua a vivere in clandestinità. A noi il compito di cercarlo. E saremo beati se sapremo riconoscere il tempo della sua visita.

Mettiamoci in cammino, senza paura. Il Natale di questo anno ci farà trovare Gesù e, con Lui, il bandolo della nostra esistenza redenta, la festa di vivere, il gusto dell'essenziale, il sapore delle cose semplici, la fontana della pace, la gioia del dialogo, il piacere della collaborazione, la voglia dell'impegno storico, lo stupore della vera libertà, la tenerezza della preghiera.





Allora, finalmente, non solo il cielo dei nostri presepi, ma anche quello della nostra anima sarà libero da smog, privo di segni di morte e illuminato di stelle.

E dal nostro cuore, non più pietrificato dalle delusioni, strariperà la virtù più difficile:

LA SPERANZA

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