COMUNITA' PARROCCHIALE BEATA MARIA VERGINE IMMACOLATA DI LOURDES
 

 


  MARIA

Maria, la donna consacrata per eccellenza


Conoscere Dio attraverso la Sua Parola
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San Benedetto
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Beata Maria Vergine di Lourdes
La Domenica

Bere al Calice della Salvezza

"Pasci le mie pecorelle"

Costruire Insieme sul fondamento della fede
La Parrocchia

L'Eucarestia genera e plasma la comunità I
L'Eucarestia genera e plasma la comunità II
L'Eucarestia genera e plasma la comunità III

L'Eucarestia genera e plasma la comunità IV
L'Eucarestia genera e plasma la comunità V
L'Eucarestia genera e plasma la comunità VII
 

 

 

 

 


Già agli albori della storia sacra si scorge all’orizzonte il volto di una donna che è come una trasparenza della divina bellezza consolatrice. È la donna – si potrebbe dire con il poeta – “vagheggiata” da Dio stesso fin dall’eternità; colei che nel pensiero di Dio fu sempre associata al disegno della Redenzione e venne chiamata all’esistenza per costituire il punto di appoggio per l’entrata del Figlio Unigenito nel mondo.
L’intuizione di fede del popolo cristiano ha subito intavisto e contemplato nella madre del Signore la presenza di una grazia, di una santità del tutto singolari.

Maria appartiene totalmente a Dio
Ciò che è detto del Verbo nel seno dell’eterno Padre e nella sua incarnazione, può essere in certo modo riferito anche alla creatura preparata in vista di lui, per essergli associata nella nuova creazione: «Fin dall’eternità io sono stata costituita…Quando egli fissava i cieli, io ero là…» (Pr 8, 22).
Arcana presenza che precede e prepara l’evento in un’ora precisa della storia; seme nascosto nel cuore dell’universo in attesa della primavera umana in cui germinare e sbocciare. E allora quando il Verbo viene poeticamente paragonato a un santo germoglio che spunta sulla genuina radice di David (cf Is 11, 1-10), la Vergine Maria può essere cantata con le più belle immagini che si addicono anzitutto alla stessa Sapienza incarnata: «Ho posto le radici in mezzo a un popolo glorioso, nella porzione del Signore, sua eredità…» (Sir 24,16).
Effettivamente Maria di Nazareth rappresenta il vero Israele, il popolo eletto, consacrato, santificato da Dio per farne uno strumento docile nelle sue mani in ordine alla salvezza di tutti i popoli. Poiché questa «figlia d’Israele» appartiene davvero totalmente al suo Dio, tutta la bellezza spirituale della stirpe eletta e della terra promessa risplendono nella sua persona. Anch’essa può quindi cantare all’unisono con la Sapienza di cui è degna dimora: «Sono cresciuta come un cedro sul Libano… Io come una vite ho prodotto germogli graziosi… Avvicinatevi a me, voi che mi desiderate e saziatevi…» (Sir 24, 17-26).
Proprio perché in Maria il popolo d’Israele viene preparato ad accogliere Colui che deve venire (cf Mi 5,1-3) a lei possono essere riferite anche le profezie messianiche rivolte a tutta la comunità: «Gioisci, figlia di Sion» (Sof 3,14.17-18; cf Zac 2,14-17).
Le meraviglie compiute da Dio in questa umile creatura sono semplicemente quelle che egli vuole compiere in ogni uomo rigenerandolo nel sangue del suo Figlio e nello Spirito. Ma la Vergine Maria sta al principio e al vertice della storia di salvezza.
Ella, per un arcano disegno di Dio, entrò nel mondo senza essere sfiorata dall’ombra del peccato. Fu sottratta e preservata da ogni forma di corruzione e il maligno non poté mai esercitare il suo dominio su di lei. Per il privilegio della sua concezione immacolata, senza il contagio ereditario del peccato originale, Maria è ancora prima della nascita consacrata e tutta riservata a Dio nel senso più vero e totale del termine, per una speciale missione.
Ella non è tuttavia privata della sua libera volontà; anzi, la sua stessa purezza assoluta la rende pienamente libera; libera di rispondere con l’amore all’amore di Dio; libera di collaborare con Dio all’opera della Redenzione. Perciò è così importante e decisivo il momento in cui, mandato da Dio, l’angelo reca all’ignara giovinetta di Nazareth l’inaudito annunzio dell’Incarnazione del Verbo e attende il suo consenso ad essere direttamente e totalmente coinvolta nel grande evento. Siamo ormai a una svolta irreversibile della storia di salvezza; ma nulla può accadere senza che, in nome di tutto il popolo, di tutta l’umanità, Maria dica sì al progetto di Dio.

Maria chiamata e consacrata alla maternità messianica
La narrazione dell’evento offertaci dal Vangelo di Luca è tanto carica di significato teologico quanto pervasa di quella sublime poesia e di quel commosso stupore che sempre avvolge l’ineffabile mistero.
Tutto si svolge come in una semplicissima e altissima azione liturigica.
Ingresso: L’angelo viene dal cielo ed entra da Maria. Non solo la povera casa di Nazareth, ma la Vergine stessa è il santuario in cui questa lituriga si svolge.
Saluto: Il messaggero saluta la Vergine da parte di Dio con l’appellativo “piena di grazia” e con l’augurio che è pure attestazione della divina presenza in lei: «Il Signore è con te».
Che significa questo se non che Maria è già stata colmata da Colui che è «pieno di grazia e di verità» (Gv 1,14) e che proprio da lei vuole assumere l’umana natura per entrare nel mondo? Ma la giovinetta è colta di sopresa (sempre Dio ci sorprende!) e nel percepire interiormente la portata di tale saluto, tutta consapevole della propria piccolezza, trema.
Non si può mai fare l’esperienza di Dio senza sentire il fremito della natura, poiché questa è sempre impari a sostenere il peso del divino. Infatti quando Dio si fa presente a qualcuno è per far accadere qualcosa di nuovo. Le sue visite sono delle “chiamate”, e le sue “chiamate” comportano un cambiamento radicale, ontologico, si può dire, della vita di colui che le riceve; è un cambiamento in ordine alla missione che gli viene affidata. Questo si è realizzato in modo unico e meraviglioso nell’esistenza di Maria.
Nel saluto ella avverte la chiamata divina a una missione che va ben oltre il suo progetto di vita. Che signifcia questo saluto? La sua domanda è però ancora tacita, nel cuore, e traspare soltanto dal suo lieve turbamento. Alla divina chiamata Maria è già pronta, tuttavia ella sente tutta la sua umana impotenza davanti a un disegno inconcepibile. L’angelo la rassicura: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio” (Lc 1,30). Ecco, Colui che agisce è Dio, il Dio dei Padri, il Dio fedele alle sue promesse; Colui che è terribile per i potenti della terra e che distoglie lo sguardo dai superbi, ma che si china benevolo sui piccoli e sugli umili per colmarli dei suoi doni e allietarli con la sua amica presenza.
“Non temere, Maria, hai trovato grazia presso Dio”. Ma quale è la realtà di questa grazia? Ciò che l’angelo le dice è ancor più sorprendente: “Ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e sarà chiamto figlio dell’Altissimo…” (Lc 1,31).
Siamo al dialogo. Maria, investita da tale annuncio, esprime l’interrogativo che ha nel cuore con quel semplice: «Come…?». Ella infatti non conosce uomo e ha già deliberato nel suo animo di vivere in castità perfetta il matrimonio con Giuseppe. Ignora ancora che proprio quel suo proposito di verginità – pur suscitato in lei dal Signore – è la condizione che rende possibile il compiersi dell’evento: l’incarnazione del Verbo.
Maria non è ora lì come un “hortus conclusus”, come un lembo di terra vergine, pronta a ricevere il seme e la rugiada del cielo per germogliare e fiorire in giardino di vita incorruttibile? E la discreta presenza dell’angelo non fa pensare ad una brezza mattinale che lascia presagire la presenza del Signore nella sua nuova creazione, come già avveniva nell’Eden prima che il peccato provocasse la rottura dell’amicizia tra Dio e l’uomo? (cf Gen 3, 8-9).
La domanda di Maria esprime semplicemente lo stupore e l’attesa di sapere che cosa farà il Signore e come compirà la sua opera. Siamo al momento centrale di questa divina liturgia dell’annunzio; è il momento in cui quello che Dio dice si compie.
È la consacrazione : «Le rispose l’angelo: “Lo Spirito Santo scenderà su di te…”». Lo Spirito è la potenza creatrice di Dio che avvolge e penetra Maria consacrandola tutta e operando in lei la concezione verginale del Verbo divino. Nell’ “ecce” e nel “fiat”di Maria inizia il resaturo di tutto il tessuto lacerato della storia umana, si riallaccia il filo spezzato tra il cielo e la terra e questa riceve ancora la divina benedizione per produrre non più “triboli e spine”, ma il frutto che darà gioia senza fine.
Così Maria, chiamata da Dio per mezzo dell’angelo, viene consacrata mediante l’effusione sovrabbondante dello Spirito Santo e designata all’incomparabile missione di essere la Madre del Salvatore. Questo significa che tutta la sua vita resta dedicata al servizio del disegno divino della salvezza, in forza del legame intimo e indissolubile esistente tra lei e il figlio di Dio che da lei nasce per abitare in mezzo agli uomini.
Di questi mirabile avventura della grazia Maria è resa consapevole – e perciò liberamente dà il suo consenso – ma le concrete conseguenze del suo sì potrà conoscerle soltanto giorno per giorno, camminando nella fede accanto al Figlio, e partecipando intimamente alla sua opera redentrice.

Maria Madre della nuova umanità
Vediamo quindi Maria già cooperante con il Figlio quando – sospinta dallo Spirito Santo – sale da Nazareth ad Ain-Karim per visitare la madre di Giovanni Battista; quando insieme con Giuseppe sale a Betlemme per il censimento e si trova nella necessità di partorire il Figlio di Dio in una povera capanna; quando offre Gesù al tempio e riceve per sé la profezia del martirio del cuore; quando con il Bambino e Giuseppe ripara in Egitto per sfuggire all’insania di Erode; quando, tornata in Galilea, sale con il figlio giovinetto al tempio di Gerusalemme per l’annuale celebrazione della pasqua ebraica; quando – a trent’anni – lo vede inoltrarsi nel deserto della prove e rimane a consumare nel proprio cuore il presagio della inevitabile tragedia; quando, quasi in incognito, lo segue mescolata tra la folla durante il suo ministero di predicazione; quando infine sale con lui la collina del Calvario e, sotto la croce, aderendo al suo sì di amore al Padre, riceve dal suo spirare il soffio dello Spirito e una nuova consacrazione per una maternità che abbraccia ormai tutto il genere umano.
Infatti la liturgia dell’annunzio ha sul Calvario il suo epilogo (cf Gv 19, 26-27). Qui più che la parola domina il silenzio; un silenzio che crea uno spazio nuovo alla vita, le dà la dimensione della profondità in cui si radica la suprema libertà dell’amore. Maria è costituita per sempre Madre della nuova umanità generata dall’obbedienza dell’unigenito Figlio di Dio al quale ella ha prestato la crane e il sangue da offrire in olocausto.
La si ritrova perciò, dopo la risurrezione e ascensione di Gesù, con la comunità apostolica radunata nel cenacolo, in preghiera, nell’attesa dello Spirito Santo (cf At 1, 12-14). E questo rimane per sempre il suo posto fino alla consumazione dei secoli, quando anche la Chiesa – “il Cristo totale” – sarà presentata insieme con lei a Dio quale sposa tutta bella – cioè tutta santa – e quindi pronta per entrare nella gioia del suo Signore (cf Ap 21, 1-5).
Che dire ancora? Ogni parola detta a riguardo della santa Vergine è sempre troppo inadeguata. Invece di aggiungere pagine alle migliaia e migliaia già stampate, si sente il bisogno di tacere e contemplare, contemplare e adorare questo dolce mistero di grazia che è racchiuso nel cuore della Chiesa, nel cuore di ogni cristiano e particolarmente nel cuore di ogni donna consacrata che conosce unicamente la gioia di appartenere a Dio, di essere crocifissa con il Cristo e di essere posta al servizio della Vita per il regno dei cieli, nella santità dell’Amore.
La consuetudine ormai radicata di dedicare il mese di maggio alla Madonna è, per vari motivi, non solo opportuna ma veramente felice. Questo mese da noi segna il culmine della primavera e, liturgicamente, è ancora tempo pasquale. Tutto concorre ad evidenziare il posto di Maria santissima nel mistero della salvezza. È lei, infatti, la creatura umana in cui si è già pienamente realizzata la redenzione e la glorificazione; è lei il primo e insuperabile capolavoro della grazia.
Creati ad immagine di Dio, a causa del peccato noi siamo divenuti “difformi” e soltanto attraverso l’azione trasformatrice della grazia divina possiamo ricuperare la somiglianza con il nostro Creatore e Padre.
In Maria la divina immagine è stata restaurata e resa pura trasparenza della luce fin dal concepimento. Tutto in lei è santità e bellezza.
La santità infatti è bellezza e questa non è un accessorio, ma l’essenza stessa della divinità: Dio è il Santo. Dio è la bellezza. Per questo alla bellezza è associata l’idea della gioia, del Paradiso. Quando contempleremo svelatamente il volto di Dio – sublime bellezza – saremo beati, saremo consolati da tutte le pene e le tristezze della vita. Nella contemplazione della bellezza troviamo perciò fin d’ora, almeno in qualche misura, consolazione e gioia.
Quando un bambino piange, per consolarlo gli si fa vedere qualcosa di bello: «Guarda, guarda che bello! Non piangere più!». La bellezza fa sorridere. Tutti, anche da adulti, abbiamo bisogno della “consolatio pulchritudinis” (consolazione della bellezza). La bellezza non è davvero un accessorio di cui si possa fare a meno: è una necessità primaria; non si può essere felici senza l’esperienza della bellezza, che coincide con l’esperienza dell’amore. Ecco perché tutti, consapevolmente o inconsciamente, desideriamo vedere Dio. E poiché Egli si è rivelato in Gesù Cristo, il suo Figlio nato dalla Vergine Maria, possiamo già pregustare la gioia della contemplazione del suo volto.
All’umanità rattristata, angosciata a causa del peccato, della bruttezza che il peccato ha introdotto nel mondo, Dio dice continuamente: «Non piangere più! Guarda alla bellezza del Figlio che ti ho donato e guarda anche alla bellezza della Madre cui ti ho affidata». La Chiesa rispondendo a questo invito, con cuore ardente canta a Gesù Cristo: «Tu sei il più bello tra i Figli dell’uomo!» e – di riflesso – canta a Maria: «Tutta bella sei, o Maria», «Tota pulchra es Maria»!
Maria è però una “primizia” della nuova umanità, della Chiesa. Anche noi, quindi, siamo chiamati a diventare conformi a Cristo. Mediante il battesimo abbiamo ricevuto la veste candida, siamo stati resi immacolati rinascendo dal grembo della madre Chiesa. Questa bellezza battesimale può essere però ancora sciupata a causa della nostra infedeltà alla grazia, a causa dei nostri cedimenti al peccato. Ci è data perciò ancora la possibilità di essere perdonati, purificati rinnovati.
L’amore di Dio ha inventato veramente ogni rimedio per la nostra salvezza. Dobbiamo perciò soltanto credere all’amore, lasciarci amare e ricambiare l’amore, senza sgomentarci per le nostre ricadute e per la sensazione che abbiamo di essere incapaci proprio di fare questo.
Parlandomi dei suoi problemi, un giovane marito un giorno mi diceva: «Non so più accettare mia moglie, la vedo brutta». Allora gli chiesi: «Ti ha fatto qualche torto?». «No, no. Soltanto la vedo brutta e non mi va». «Ma tu vuoi ancora bene a tua moglie? La ami ancora?». «Eh no, come posso amarla se la vedo brutta». «Non pensi – gli dissi – che sia proprio tu a farla diventare brutta, perché non la ami più? Se le ridoni il tuo cuore e la ami come quando l’hai sposata, la fai ridiventare bella». Accettò il consiglio e poi mi diede ragione.
Questo è quanto il Signore ha fatto e fa continuamente per noi. Amandoci, ci fa diventare belli, cioè santi, ci toglie le brutture lavandoci con il suo sangue versato per nostro amore. E ci ha dato l’esempio perché anche noi impariamo ad amarci in tale modo.
Quando cominciamo a vedere brutte le persone e le cose attorno a noi, è il momento in cui dobbiamo interrogarci: non sto forse io diventando tiepido o duro di cuore? Se abbiamo lo sguardo del cuore rivolto a Dio, vediamo nella sua luce anche il nostro prossimo.
Ecco, Maria era tutta bella perché tutta aperta all’amore. Ignara di sé, contemplava tutto con lo sguardo di un cuore trasparente e generoso; attingeva alla fonte dell’Amore e donava, nulla trattenendo per sé. Se non fosse stato così non avrebbe potuto diventare Madre del Figlio di Dio, di quel Figlio che si faceva uomo per essere tutto donato. In lei si è già realizzata pienamente la vocazione alla santità di tutta la Chiesa. È la Sposa senza macchia né ruga, splendente di bellezza purissima, incomparabile. Per quanto si cerchi di esprimerla nell’arte, la sua realtà è sempre più grande. Ma il pittore o il poeta più adeguato a farlo è, nel nostro cuore, lo Spirito Santo stesso, l’Amore divino che ha plasmato il suo cuore, che ha delineato il suo volto meraviglioso. Se con umiltà e fiducia ci abbandoniamo alla sua azione, anche noi possiamo sperimentare la gioia di sentirci trasformati continuamente dall’Amore.
«Per la pienezza della tua grazia anche le creature che erano negli inferi si rallegrano nella gioia di essere liberate, e quelle che sono sulla terra gioiscono di essere rinnovate. O donna, piena e sovrabbondante di grazia, ogni creatura rinverdisce inondata dal traboccare della tua pienezza» (Sant’Anselmo di Canterbury, Discorso 52). Nessuno potrà mai eguagliarla, ma tutti possiamo e dobbiamo imitarla. Proprio grazie a lei che ci ha dato il Cristo Salvatore, possiamo diventare santi e immacolati, per presentarci a Dio ed essergli graditi come Sposa tutta bella. Una delicatissima preghiera ci fa rivolgere a Maria dicendo: «Inviolato fiore, purissima Vergine, porta lucente del cielo, Madre di Cristo, amata, Signora piissima, accogli quest’inno di lode. Casta la nostra vita scorra, sia limpido l’animo nostro, così t’implorano i nostri cuori. Per la tua dolce supplica a noi colpevoli scenda il perdono di Dio, o Vergine tutta santa, Regina bellissima, inviolato fiore» .
I fiori sono le cose più belle della natura, perciò spesso si usa l’immagine del fiore per esprimere la bellezza e la fragranza di Maria: il giglio, la rosa, la margherita, i fiori più belli e profumati. Non dovremmo vergognarci di tornare a fare il mese di maggio come quando, bambini, andavamo al rosario portando ogni giorno un fiore a Maria. Soprattutto dovremmo avere la premura di coltivare nel nostro cuore quei fiori spirituali che le sono particolarmente graditi e che ci renderebbero più somiglianti a Lei e al suo Figlio, anche noi icone della divina bellezza consolatrice
.
 Madre Anna Maria Cànopi o.s.b.

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