COMUNITA' PARROCCHIALE BEATA MARIA VERGINE IMMACOLATA DI LOURDES
 

 


Giotto

Santo Natale:

ricominciare il cammino con Dio



Conoscere Dio attraverso la Sua Parola
Solennità del Sacro Cuore
San Benedetto
Solennità dell'Assunzione della Beata Maria Vergine
 San Gennaro
Avvento
Rosario
Immacolata
Beata Maria Vergine di Lourdes
La Domenica
Bere al Calice della Salvezza

"Pasci le mie pecorelle"
Costruire Insieme sul fondamento della fede
Essere Parrocchia
Uniti per sempre
L'Eucarestia genera e plasma la comunità I
L'Eucarestia genera e plasma la comunità II
L'Eucarestia genera e plasma la comunità III

 

 

 

 

Molti sono i “calendari” che scandiscono il nostro tempo: c’è il calendario dell’anno cronologico, c’è quello dell’anno sociale, quello dell’anno pastorale, e c’è anche un calendario liturgico che la Madre Chiesa offre ai suoi figli per educarli ad entrare nel mistero di Cristo, rivivendo da protagonisti le varie tappe della storia della salvezza. Questo calendario inizia, nel tardo autunno, con il tempo di Avvento, periodo di quattro settimane che prepara al Santo Natale. In questo tempo la liturgia pone sulle nostre labbra un grido, una pressante invocazione, che esprime l’anelito del cuore umano, la sua ansia di felicità e di pace: «Vieni, Signore Gesù! Vieni, non tardare!». Con il trascorrere dei giorni l’attesa si fa sempre più intensa, impaziente, tutta pervasa di un gioioso fremito di aspettativa proprio come quando in una famiglia si attende la nascita di un bambino a lungo desiderato. «Nolite timere: quinta enim die…», non abbiate timore: ancora cinque giorni e verrà il Signore Dio vostro, esclama un’antifona del 21 dicembre, finché alla Vigilia della Notte Santa il solenne canto d’ingresso della Santa Messa proclama: «Questa notte voi saprete che il Signore viene a salvarci, e domani vedrete la sua gloria» (cf. Esodo 16, 6-7).

Non si tratta più soltanto di un evento che avverrà “presto”; ormai si dice “questa notte”, “domani”. Evento grandioso che segna una svolta decisiva all’intera storia umana, eppure le pagine evangeliche ci portano in un’atmosfera intima e familiare, facendoci cominciare il nostro itinerario contemplativo tra le umili pareti della casa di Nazareth, dove Maria custodisce in verginale silenzio il mistero della Vita di Dio che ha fatto irruzione nella sua esistenza: «Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo» (Matteo 1,18).

Maria: non si arriva alla culla del Figlio di Dio senza passare accanto a questa donna meravigliosa, la cui esistenza fu posta al totale servizio della Vita immortale che doveva entrare nel mondo. In lei l’attesa di tutte le generazioni raggiunge l’apice e si conclude nella contemplazione del Volto infantile di colui che era l’Altissimo, l’Invisibile.

Il saluto dell’Angelo a Maria: «Ave, Maria, piena di grazia, il Signore è con te » (Luca 1,28), come pure l’annunzio profetico: «Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele» (Isaia 7,14) non sono parole ormai compiute, appartenenti ad un tempo lontano; sono parole che possono diventare ancora evento in noi e, per noi, nel mondo intero. Il Signore che è con la Vergine, si chiama Emmanuele: Dio con noi; il Signore è con noi e vuol sentirsi chiamare per nome da noi: Emmanuele. La nostra attesa deve perciò farsi adorazione, accoglienza, gioia di servirlo e di contemplare la sua gloria: «Allora si rivelerà la gloria del Signore e ogni uomo la vedrà» (Isaia 40,5). Si tratta già di quella gloria che splenderà nel Cristo della Parusia, ma pure di quella gloria che l’amore sa scorgere nel volto di ogni uomo, anche del più piccolo e povero.

L’atmosfera propria del Natale dev’essere, dunque, come quella delle prime comunità cristiane; l’atteggiamento della sposa che attende, di notte, l’arrivo dello Sposo e sa con sicurezza distinguere i segni del suo imminente arrivo: «Una voce! Il mio diletto! / Eccolo, viene / saltando per i monti, / balzando per le colline» (Cantico dei cantici 2,4).

Prima che il mondo fosse, regnava il silenzio. Dio fece risuonare la sua Parola creatrice, il suo fiat, e cominciò così un dialogo tra lui e le sue creature. Cominciò poi un dialogo a cuore a cuore con la creatura della sua predilezione: l’uomo. Era un dialogo di armonia, di pause ritmiche tra parole e silenzi. Ma il peccato, rifiuto dell’amore che animava il rapporto, introdusse nel dialogo la discordanza e vi furono parole-rumori e silenzi-vuoti.

Quando questi rumori si convertirono in grida imploranti e questi silenzi si riempirono di desiderio, nuovamente la Parola di Dio venne a ristabilire l’armonia del dialogo: «Mentre un quieto silenzio avvolgeva tutte le cose, e la notte giungeva a metà del suo corso, l’onnipotente tua Parola è scesa dal trono regale» (cf. Sapienza 18,14-15). Così, in un canto di ingresso del tempo di Natale, la liturgia, usando con illuminata libertà un testo biblico, commenta il mistero dell’Incarnazione.

Dal seno misterioso e fecondo di un silenzio notturno nasce il dialogo d’amore tra Dio e l’umanità. E mentre dal cielo una voce proclama: «Tu sei mio Figlio!» (Salmo 2,7), sulla terra una voce, anzi un coro di voci, diffonde l’inaudita notizia: «Oggi è nato per noi nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore» (cf. Luca 2,11). È il Figlio per mezzo del quale possiamo chiamare Dio “nostro Padre” (cf. Galati 4,1-7) ed essere fin d’ora introdotti nel Regno della Luce e dell’Amore. Infatti, poiché «il Verbo Incarnato ha fatto brillare di nuovo splendore agli occhi nostri la luce della tua gloria - cantiamo nel Prefazio della Natività - mentre contempliamo Dio in forma visibile, da Lui siamo tratti all’amore delle realtà invisibili».

La contemplazione di Dio in forma visibile avviene oggi per noi non meno realmente di quanto è accaduto per Maria e Giuseppe, per i pastori, per i magi, per Simeone ed Anna… È un vedere nella fede. E non occorre maggior fede per credere, oggi, alla presenza del Cristo dietro i segni sacramentali e la persona del prossimo, di quanto non ne occorresse allora per riconoscerlo nel bambino stretto tra le braccia di una giovane, umile donna della Galilea.

La Parola-Luce venuta a illuminare tutte le genti brilla ancor oggi nel silenzio della notte del mondo che purtroppo è una notte colma più di cupo terrore che di amorosa attesa. In questa lunga notte il Signore per nascere attende da noi, in nome di tutta l’umanità, l’«Eccomi» della piena disponibilità e del servizio, dell’obbedienza di fede e di amore. Diciamo dunque il nostro «Eccomi» adesso, in ogni giorno, in ogni ora. Così la nostra vita, tutta immersa nel mistero della grazia, sarà una “pagina sacra” piena di meraviglie aggiunta al grande libro della rivelazione dell’amore di Dio che abbraccia l’universo e si china su ogni creatura, anche sul più esile filo d’erba, poiché nulla egli ha creato senza senso e senza scopo. Per tutta l’umanità e per ogni creatura, l’amore sta al principio e alla fine, ed è anche la forza che sostiene lungo l’intero cammino, perché il suo nome è: Emmanuele, Dio-con-noi.

M. Anna Maria Cànopi osb



 

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