COMUNITA' PARROCCHIALE BEATA MARIA VERGINE IMMACOLATA DI LOURDES
 

 


  L’Eucaristia genera e plasma la comunità

 

Tenendo presente che in questo anno la vostra diocesi vive un momento di grazia straordinaria per l’evento del Sinodo, incentrato sui temi della preghiera e della carità, abbiamo pensato di scandire i momenti di meditazioni con cui ormai da tempo vi accompagniamo sul ritmo della Liturgia Eucaristica, perché è proprio l’Eucaristia che genera e plasma la comunità. Ci metteremo dunque insieme, con molta semplicità, in ascolto dello Spirito che parla al cuore della Chiesa per rivelarle i segreti del regno dei cieli, facendole comprendere sempre di più la grandezza della propria vocazione-missione, che è quella di essere comunione d’amore: icona della SS. Trinità.


Conoscere Dio attraverso la Sua Parola
Solennità del Sacro Cuore
San Benedetto
Solennità dell'Assunzione della Beata Maria Vergine
 San Gennaro
Avvento
Rosario
Immacolata
Santo Natale
Beata Maria Vergine di Lourdes
La Domenica

Bere al Calice della Salvezza

"Pasci le mie pecorelle"

Costruire Insieme sul fondamento della fede
La Parrocchia

L'Eucarestia genera e plasma la comunità I
L'Eucarestia genera e plasma la comunità II


 

 

 

 

 

LITURGIA DELLA PAROLA

Con il cuore purificato (atto penitenziale) e unificato (colletta), l’assemblea dei fedeli si dispone all’ascolto della Parola di Dio.
È molto importante custodire viva la consapevolezza che nella Sacra Liturgia, e in modo del tutto particolare nella santa Messa, non ascoltiamo “parole umane”: il Signore stesso è presente e ci parla. Non dobbiamo dunque lasciarlo parlare invano… Le letture proclamate vanno accolte con grande senso di responsabilità e con sempre rinnovato stupore. L’ascolto della Parola è un momento insieme austero e festivo: comporta la gravità dell’impegno e la gioia dell’incontro con il Signore. Ogni celebrazione è unica; la grazia offerta in essa è di quel momento, che non è già stato e non tornerà mai più. Sarebbe una grande presunzione pensare: «Questo che si legge già lo so, l’ho già sentito…». Il Signore ci parla sempre come per la prima volta, ci parla sempre nell’oggi della nostra vita attuale; la sua Parola è il “pane quotidiano” che chiediamo nel Padre Nostro; è la luce, il sostegno per la vita di ogni singola giornata. Anche il gusto del pane già lo conosciamo, ma ciò non toglie che per vivere non ci basta averlo mangiato ieri, dobbiamo mangiarlo anche oggi; tutti i giorni un pane nuovo.

Per aiutarci nell’ascolto della Parola la Chiesa ci propone atteggiamenti e gesti di cui è bene ricordare il significato.
Prima di tutto è fondamentale che la Parola sia proclamata in modo – dice san Benedetto – da “edificare gli ascoltatori”. Nel suo servizio, il lettore sia consapevole che presta al Signore non solo la voce, ma anche il cuore: tutta la sua persona, anima e corpo, è coinvolta nella proclamazione; tale proclamazione deve quindi essere chiara e “calda”, ma non enfatica; rispettosa del senso e del “genere” del testo sacro, non “piatta” e sempre uniforme, ma neppure “teatrale”. In una parola, la lettura richiede umiltà e santo timore: il lettore deve scomparire, la Parola risaltare.
Per la proclamazione del Vangelo è previsto un rito particolare; se la proclamazione è fatta da un diacono, questi, reggendo l’Evangeliario, va davanti al sacerdote che presiede la celebrazione, si inchina e chiede la benedizione:
Diac. «Benedicimi, o Padre.
Sac. «Il Signore sia nel tuo cuore e sulle tue labbra,
perché tu possa annunziare degnamente il suo Vangelo.
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.

In assenza del diacono, il sacerdote che proclama il Vangelo si rivolge al Signore pregando così: «Purifica il mio cuore e le mie labbra, Dio onnipotente, perché io possa annunciare degnamente il tuo Vangelo».
Per orientare bene l’ascolto dei fedeli, il passo della Scrittura viene “annunziato”: “Dal Vangelo secondo…” oppure “Dalla lettera…”, “Dal libro del profeta…”. Infatti, come si deve leggere diversamente un testo storico da uno sapienziale o profetico, così pure deve essere diverso il modo di ascoltare e di rapportarsi alla Parola.
Un altro elemento significativo è la “posizione” da assumere durante la lettura. Il lettore legge dall’ambone stando in piedi, in modo da poter più facilmente essere visto e udito; l’assemblea si siede: è questa infatti la posizione propria del raccoglimento e della meditazione. Il Vangelo, però, in segno di somma riverenza al Cristo presente, viene ascoltato in piedi.
L’accoglienza della Parola richiede umiltà, amore, silenzio interiore, ma insieme stupore, gioia e slancio di adesione, anche quando da essa ci giunge un richiamo, un severo ammonimento. Sì, anche in questo caso non deve mai mancare la gioia, perché è il Signore che si degna di parlarci, come ci ricorda l’inizio della lettera agli Ebrei: «Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio» (cf. Eb 1,1-2a). La Parola del Signore anche quando ci punge e ci ferisce, è sempre un dono che ci dà salvezza.
Nel libro di Neemia (8,1-12) viene descritta la solenne celebrazione della Parola avvenuta in occasione della festa delle Capanne, dopo la “riscoperta” del libro della Legge. I lunghi anni di esilio, infatti, avevano fatto perdere agli israeliti la coscienza di essere il “popolo di Dio”, di avere una “Legge”, un luogo di culto. La scena è veramente toccante. Rileggiamo il testo, mettendo semplicemente in evidenza gli aspetti più significativi.

Innanzitutto il popolo si dispone all’ascolto

«Allora tutto il popolo si radunò come un solo uomo sulla piazza… Il primo giorno del settimo mese, il sacerdote Esdra portò la legge davanti all’assemblea degli uomini, delle donne e di quanti erano capaci di intendere. Lesse il libro sulla piazza davanti alla porta delle Acque, dallo spuntar della luce fino a mezzogiorno, in presenza degli uomini, delle donne e di quelli che erano capaci di intendere; tutto il popolo porgeva l’orecchio a sentire il libro della legge» (vv. 1-3, passim).

Come fosse un uomo solo… porgeva l’orecchio: la Parola va ascoltata da ciascuno personalmente; ognuno deve riferirla a sé, prenderla come guida della propria vita; ma nello stesso tempo deve sentirsi in ascolto con tutta la Chiesa, nella comunità dei credenti. L’assemblea liturgica non è una massa di individui accostati, ma una comunione di persone radunate nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
In un incontro con il clero della diocesi di Roma, papa Benedetto XVI ha presentato con profondità e chiarezza questa realtà: «Dio entra in comunione con noi, ci fa cooperare, crea questo soggetto (il popolo di Dio) e in questo soggetto cresce e si sviluppa la sua Parola… Dobbiamo approfondire, giorno dopo giorno, questa nostra comunione con la santa Chiesa e così con la Parola di Dio. Non sono due cose opposte, così che io possa dire: sono più per la Chiesa o sono più per la Parola di Dio. Solo unitamente si fa parte della Chiesa, si diventa membri della Chiesa e si vive della Parola di Dio, che è la forza di vita della Chiesa. Chi vive della Parola di Dio può viverla solo perché essa è viva e vitale nella Chiesa vivente» (2 marzo 2006).

Proprio in questo clima di ascolto e di comunione inizia la proclamazione della Parola:

«Esdra aprì il libro in presenza di tutto il popolo, poiché stava più in alto di tutto il popolo; come ebbe aperto il libro, tutto il popolo si alzò in piedi. Esdra benedisse il Signore Dio grande e tutto il popolo rispose: “Amen, amen”, alzando le mani; si inginocchiarono e si prostrarono con la faccia a terra dinanzi al Signore» (vv. 5-6).

Dopo la lettura, c’è il momento della spiegazione della Parola, corrispondente nella Messa all’omelia del celebrante.
«Giosuè, Bani, Serebia, Iamin, Akkub, Sabbetài, Odia, Maaseia, Kelita, Azaria, Iozabàd, Canàn, Pelaia, leviti, spiegavano la legge al popolo e il popolo stava in piedi al suo posto. Essi leggevano nel libro della legge di Dio a brani distinti e con spiegazioni del senso e così facevano comprendere la lettura» (vv. 7-8).

L’ascolto attento della Parola e della sua spiegazione “tocca” i cuori: il popolo si sente ferito nell’intimo, riconoscendo di averla trascurata, di non averla messa in pratica. È il momento della “conversione”.
«Tutto il popolo piangeva, mentre ascoltava le parole della legge. 10Poi Neemia disse loro: “Andate, mangiate carni grasse e bevete vini dolci e mandate porzioni a quelli che nulla hanno di preparato, perché questo giorno è consacrato al Signore nostro; non vi rattristate, perché la gioia del Signore è la vostra forza”» (vv. 9b-10).

Il più bel frutto dell’ascolto della Parola di Dio è proprio la conversione da cui scaturisce la vera gioia, segno dell’avvenuta riconciliazione con Dio e con i fratelli.
Negli scritti dei Padri della Chiesa e, ancora di più, negli scritti monastici si sottolinea un altro importante aspetto: la necessità du aiutarsi vicendevolmente ad ascoltare bene. È facile che da soli davanti all’inevitabile fatica che l’ascolto comporta si ceda alla tentazione della pigrizia, della stanchezza; si eviti addirittura di mettersi a confronto con la Parola, per non doversi esaminare e poi decidersi a fare concreti atti di conversione. Spesso, pur mentre si vuole ascoltare, si è disturbati da tante distrazioni, oppure ci si lascia condizionare dalla scarsità di tempo, da urgenze di lavoro, ecc… Allora è provvidenziale avere vicino qualcuno che ci fa ricordare ciò che è più importante nella vita, per non rischiare di perdere l’unum necessarium affannandosi dietro alle “molte cose” (cf. Lc 10,38-42).
Simeone il Nuovo Teologo, un abate del X secolo, nelle sue Catechesi usa esempi molto concreti ed efficaci per esortare i suoi monaci all’ascolto della Sacra Scrittura. Ecco qualche stralcio del suo testo: «Ciascuno di voi sia attento alla lettura della parole divine. E ciascuno se le ponga nel cuore, le custodisca al sicuro, poiché le parole di Dio sono parola di vita (cf. Gv 6,68) e chi le ha in se stesso e le custodisce ha la vita eterna (cf. Gv 5,24)».
Chi siede a tavola e non sente appetito per ciò che ha davanti – prosegue Simeone il Nuovo Teologo – è chiaramente privo della salute naturale; allo stesso modo chi ascolta una lettura divina e non si delizia nella sua anima e non riempie spiritualmente tutti i suoi sensi della loro dolcezza, costui è debole nella fede», è gracile, è malato spiritualmente.
«Tutti voi, dunque, che siete venuti per nutrirvi di questo pane della Parola, voi che già avete gustato la vera vita e avete ricevuto la misericordia, non cessate, per quanto è possibile, di risvegliare e di esortare il vostro prossimo; poiché essi sono vostre membra, in quanto sono membra del Cristo e figli di Dio. Abbiate anzi a cuore di istruirli, rimproverarli, riprenderli (cf. 2 Tim 4,2), non per causare loro tristezza, non per danneggiarli, ma per procurare loro il più grande vantaggio. Se fate così e se ciascuno di voi risveglierà il proprio fratello, ben presto saremo tutti sollevati alle vette delle virtù» (Catechesi, Città Nuova, Roma 1995, p. 266).
Come appare evidente da questo testo (e moltissimi altri se ne potrebbero citare) la Liturgia della Parola, facendoci conoscere le varie tappe della storia della salvezza, ci rende consapevoli del legame che ci unisce gli uni agli altri e ci prepara così al momento culminante della santa Messa: la comunione eucaristica che ci rende tutti membra dell’unico Corpo di Cristo, uniti da un legame più forte di quello naturale: il legame creato dallo Spirito Santo, l’Amore divino.
È necessario quindi che in ciascuno di noi la Parola si incarni e ci renda capaci di amarci, di servirci a vicenda nella carità.
Abbiamo come icona dell’ascolto Maria stessa. Chi più di lei è stata proprio un orecchio e un cuore tutto proteso alla Parola? Ella ha accolto il Verbo della vita, lo ha generato e lo ha dato al mondo come Salvatore.
Ogni Parola ci è offerta proprio perché, attraverso di noi, anche nel mondo si compia questo mistero di riconciliazione, di unità e di pace. Essa ci viene offerta proprio nei momenti in cui abbiamo bisogno di sentirla. Sono turbato, inquieto? Ecco la Parola che mi rasserena, che mi calma. Non trascuriamo la Parola di Dio per andare a cercare altre parole di cui è pieno il mondo: perderemmo ben presto il gusto della vita, questo dono così bello che si rivela nella misura in cui viene alimentato dalla Parola Vivente che è Cristo stesso. Guardiamoci dal cadere in una specie di anoressia spirituale. Ciò accade quando perdiamo il contatto con la Parola di Dio e non ne sentiamo più il bisogno. Quali possono essere le cause di questo disamore? Forse perché stiamo bene così come siamo? O perché siamo così sfiduciati da non saper più sperare in un cambiamento? Riteniamo forse la Parola di Dio impotente a salvarci? O troppo difficile da vivere? Ma allora contiamo su di noi o sulla grazia?
La bellezza e l’efficacia della Parola di Dio merita qualsiasi fatica nell’ascoltarla. Essa, a chi la accoglie, dà il sapore e il profumo di Cristo per diffonderlo in tutto il mondo, affinché sia allontanato il fetore del peccato e si faccia sentire la fragranza della santità.
Preghiamo dunque perché questo miracolo avvenga innanzitutto in noi, con l’aiuto del Signore, per intercessione di Maria, Vergine dell’ascolto:

Gesù, Parola d’Amore
scaturita dal seno del Padre
e scesa nelle tenebre del mondo
per farti luce ai nostri passi
e cibo di vita alle nostre anime,
ti preghiamo:
guardando a Colei che ti ha accolto come Verbo
e ti ha concepito nel suo grembo verginale,
rendi umili e puri i nostri cuori,
affinché da dure pietre
si trasformino in terreno fertile e buono.
Fa’ scendere su di noi, Signore,
la rugiada luminosa del tuo Spirito,
perché il seme che tu sei, Parola viva,
possa anche in noi germinare, fiorire e fruttificare
in grazia e santità, in gioia e in pace
per tutto il genere umano.
Amen.

A.M.Cànopi osb

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