COMUNITA' PARROCCHIALE BEATA MARIA VERGINE IMMACOLATA DI LOURDES
 

 


Parrocchia Beata Maria Vergina Immacolata di  Lourdes - Loggetta -Napoli

  L’Eucaristia genera e plasma la comunità

 

Tenendo presente che in questo anno la vostra diocesi vive un momento di grazia straordinaria per l’evento del Sinodo, incentrato sui temi della preghiera e della carità, abbiamo pensato di scandire i momenti di meditazioni con cui ormai da tempo vi accompagniamo sul ritmo della Liturgia Eucaristica, perché è proprio l’Eucaristia che genera e plasma la comunità. Ci metteremo dunque insieme, con molta semplicità, in ascolto dello Spirito che parla al cuore della Chiesa per rivelarle i segreti del regno dei cieli, facendole comprendere sempre di più la grandezza della propria vocazione-missione, che è quella di essere comunione d’amore: icona della SS. Trinità.


Conoscere Dio attraverso la Sua Parola
Solennità del Sacro Cuore
San Benedetto
Solennità dell'Assunzione della Beata Maria Vergine
 San Gennaro
Avvento
Rosario
Immacolata
Santo Natale
Beata Maria Vergine di Lourdes
La Domenica

Bere al Calice della Salvezza

"Pasci le mie pecorelle"

Costruire Insieme sul fondamento della fede
La Parrocchia

L'Eucarestia genera e plasma la comunità I
L'Eucarestia genera e plasma la comunità II
 

 

 

 

 



«GLORIA» E COLLETTA

Proseguendo nella nostra meditazione sulla S. Messa, prima di affrontare la Liturgia della Parola, ci soffermiamo brevemente su due altri elementi pure molto significativi: l’inno «Gloria in excelsis», che viene cantato la domenica e in tutte le feste, e la colletta che introduce le letture.

Gloria
Dopo l’atto penitenziale e l’invocazione del perdono, ecco sgorgare del cuore purificato un inno di lode e di ringraziamento alla Trinità Santissima. Tutto pervaso di gioia e di stupore, esso fa sì che il nostro sguardo, si rivolga decisamente verso l’alto. Gloria a Dio… Queste parole ci riportano subito alla grotta di Betlemme, al dolcissimo canto angelico che ha annunziato ai pastori la nascita di Gesù, il Dio-Bambino. Stupore e meraviglia, perché Dio, l’Altissimo, per riconciliare a sé gli uomini è sceso sulla terra, nell’umiltà; ha ricoperto con il velo della carne la propria gloria per rivestire di divinità la creatura umana, ferita dal peccato e spogliata della sua primitiva bellezza.
«Gloria a Dio nell’alto dei cieli /e pace in terra agli uomini di buona volontà». Va subito detto che questo solenne inizio dell’inno non è in primo luogo un invito rivolto agli uomini affinché lodino Dio, bensì è il canto degli angeli che acclamano, magnificano, esaltano il Signore, perché egli ha glorificato il suo Nome manifestando il suo amore verso gli uomini, un amore di benevolenza, un amore gratuito, un amore inconcepibile che lo spinge fino al punto di farsi uomo.
Gli angeli e i santi della Gerusalemme celeste sono pieni di stupore, tanto grande è lo spettacolo cui assistono: Dio manifesta la sua gloria nell’umiltà, inviando nel mondo il suo Figlio per salvare «quod perierat», ciò che era perduto, anzi, di più, per introdurre nella sua casa – nella sua intimità – chi gli aveva voltato le spalle… Donando il suo Figlio, Dio dona tutto il bene, dona se stesso: Egli, infatti, è la nostra pace (cf. Ef 2,14).
Il «Gloria» è, dunque, in primo luogo una confessione di fede; in esso, infatti, si celebra la lode di Dio per le meraviglie da lui compiute, per il suo disegno di salvezza.
«Quando il Signore elargirà il suo bene – cantava profeticamente il Salmista – la nostra terra darà il suo frutto». Con l’evento dell’incarnazione, la profezia si è adempiuta: la gloria divina è ora presente come pace sulla terra. La Parola del Dio vivente è scesa sulla terra a portare luce di salvezza nelle tenebre: «Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1,14).
Sulla nota data dagli angeli l’intera umanità entra nel coro celeste e prosegue l’inno, accompagnando le parole con lo slancio del cuore che, in un crescente armonioso loda, benedice, adora l’Onnipotente, il Signore, il Re dei re, e a lui rende grazie per la sua gloria immensa. Di fronte all’Altissimo, l’uomo, piccolo essere dolorosamente segnato dal limite, non può non avvertire il senso della sproporzione; eppure è proprio nell’esperienza di quella assoluta distanza che gli è dato di conoscere la profondità e la gratuità dell’amore di Dio, e può allora chiamarlo con il suo nome più bello: Padre. Solo un Padre misericordioso, infatti, va in cerca di un figlio smarrito.
Il canto di lode diventa ora rievocazione di tutto il mistero della Redenzione. Dalla grotta di Betlemme passiamo al Calvario, presso la Croce per essere inondati dal fiume di acqua e di sangue che sgorga dal costato trafitto di Cristo; e dal Calvario lo sguardo si innalza di nuovo al Cielo, dove l’Agnello glorioso siede per sempre alla destra di Dio e con il Padre ci manda il suo Spirito Santo e santificatore.

Colletta
Dopo il canto del «Gloria» il sacerdote recita la “colletta”, preghiera messa in sintonia con il messaggio offerto dalla liturgia della Parola, verso la quale orienta e di cui frequentemente è la sintesi. Il suo scopo è proprio quello di aiutare i fedeli ad accostarsi alla Parola di Dio cogliendone l’ispirazione globale e profonda, per interiorizzarla e custodirla nel cuore. Essa, inoltre, esprime il carattere comunitario della Celebrazione Eucaristica; la “colletta” infatti, secondo il significato del termine che vuole dire “raccolta” – dovrebbe raccogliere in unità non solo i temi delle letture, ma anche i sentimenti, i desideri di tutti quelli che compongono l’assemblea liturgica ed esprimerli in un’unica orazione che sale a Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, come grido dell’umanità.
Dopo la riforma liturgica, accanto alle antichissime, venerande collette, dallo stile conciso, scultoreo, come la lingua latina esigeva, ne è stata aggiunta una seconda serie strettamente legata al nuovo ciclo di letture domenicali. Prendendo spunto dalle letture bibliche, ne danno una interpretazione fedele alla tradizione ed insieme attuale. Esse esprimono in un linguaggio moderno molto concreto, ma non privo di afflato mistico e lirico, una vasta gamma di problematiche che hanno un immediato aggancio con la realtà della vita quotidiana. Questo certamente può favorire in tutti i fedeli una migliore comprensione del mistero celebrato e un più consapevole coinvolgimento personale con esso. Insegnandoci a pregare, la Chiesa ci insegna così a vivere nell’oggi, da una parte restando ben radicati alla viva Tradizione e dall’altra aiutandoci ad essere protesi verso il Regno di Dio che si costruisce istante per istante, nell’oggi vissuto con fede e con amore.

A.M.Cànopi osb

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