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«GLORIA» E COLLETTA
Proseguendo nella nostra meditazione sulla S. Messa, prima di affrontare
la Liturgia della Parola, ci soffermiamo brevemente su due altri elementi
pure molto significativi: l’inno «Gloria in excelsis», che viene cantato
la domenica e in tutte le feste, e la colletta che introduce le letture.
Gloria
Dopo l’atto penitenziale e l’invocazione del perdono, ecco sgorgare del
cuore purificato un inno di lode e di ringraziamento alla Trinità
Santissima. Tutto pervaso di gioia e di stupore, esso fa sì che il nostro
sguardo, si rivolga decisamente verso l’alto. Gloria a Dio… Queste parole
ci riportano subito alla grotta di Betlemme, al dolcissimo canto angelico
che ha annunziato ai pastori la nascita di Gesù, il Dio-Bambino. Stupore e
meraviglia, perché Dio, l’Altissimo, per riconciliare a sé gli uomini è
sceso sulla terra, nell’umiltà; ha ricoperto con il velo della carne la
propria gloria per rivestire di divinità la creatura umana, ferita dal
peccato e spogliata della sua primitiva bellezza.
«Gloria a Dio nell’alto dei cieli /e pace in terra agli uomini di buona
volontà». Va subito detto che questo solenne inizio dell’inno non è in
primo luogo un invito rivolto agli uomini affinché lodino Dio, bensì è il
canto degli angeli che acclamano, magnificano, esaltano il Signore, perché
egli ha glorificato il suo Nome manifestando il suo amore verso gli
uomini, un amore di benevolenza, un amore gratuito, un amore inconcepibile
che lo spinge fino al punto di farsi uomo.
Gli angeli e i santi della Gerusalemme celeste sono pieni di stupore,
tanto grande è lo spettacolo cui assistono: Dio manifesta la sua gloria
nell’umiltà, inviando nel mondo il suo Figlio per salvare «quod perierat»,
ciò che era perduto, anzi, di più, per introdurre nella sua casa – nella
sua intimità – chi gli aveva voltato le spalle… Donando il suo Figlio, Dio
dona tutto il bene, dona se stesso: Egli, infatti, è la nostra pace (cf.
Ef 2,14).
Il «Gloria» è, dunque, in primo luogo una confessione di fede; in esso,
infatti, si celebra la lode di Dio per le meraviglie da lui compiute, per
il suo disegno di salvezza.
«Quando il Signore elargirà il suo bene – cantava profeticamente il
Salmista – la nostra terra darà il suo frutto». Con l’evento
dell’incarnazione, la profezia si è adempiuta: la gloria divina è ora
presente come pace sulla terra. La Parola del Dio vivente è scesa sulla
terra a portare luce di salvezza nelle tenebre: «Il Verbo si fece carne e
venne ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1,14).
Sulla nota data dagli angeli l’intera umanità entra nel coro celeste e
prosegue l’inno, accompagnando le parole con lo slancio del cuore che, in
un crescente armonioso loda, benedice, adora l’Onnipotente, il Signore, il
Re dei re, e a lui rende grazie per la sua gloria immensa. Di fronte
all’Altissimo, l’uomo, piccolo essere dolorosamente segnato dal limite,
non può non avvertire il senso della sproporzione; eppure è proprio
nell’esperienza di quella assoluta distanza che gli è dato di conoscere la
profondità e la gratuità dell’amore di Dio, e può allora chiamarlo con il
suo nome più bello: Padre. Solo un Padre misericordioso, infatti, va in
cerca di un figlio smarrito.
Il canto di lode diventa ora rievocazione di tutto il mistero della
Redenzione. Dalla grotta di Betlemme passiamo al Calvario, presso la Croce
per essere inondati dal fiume di acqua e di sangue che sgorga dal costato
trafitto di Cristo; e dal Calvario lo sguardo si innalza di nuovo al
Cielo, dove l’Agnello glorioso siede per sempre alla destra di Dio e con
il Padre ci manda il suo Spirito Santo e santificatore.
Colletta
Dopo il canto del «Gloria» il sacerdote recita la “colletta”, preghiera
messa in sintonia con il messaggio offerto dalla liturgia della Parola,
verso la quale orienta e di cui frequentemente è la sintesi. Il suo scopo
è proprio quello di aiutare i fedeli ad accostarsi alla Parola di Dio
cogliendone l’ispirazione globale e profonda, per interiorizzarla e
custodirla nel cuore. Essa, inoltre, esprime il carattere comunitario
della Celebrazione Eucaristica; la “colletta” infatti, secondo il
significato del termine che vuole dire “raccolta” – dovrebbe raccogliere
in unità non solo i temi delle letture, ma anche i sentimenti, i desideri
di tutti quelli che compongono l’assemblea liturgica ed esprimerli in
un’unica orazione che sale a Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, come
grido dell’umanità.
Dopo la riforma liturgica, accanto alle antichissime, venerande collette,
dallo stile conciso, scultoreo, come la lingua latina esigeva, ne è stata
aggiunta una seconda serie strettamente legata al nuovo ciclo di letture
domenicali. Prendendo spunto dalle letture bibliche, ne danno una
interpretazione fedele alla tradizione ed insieme attuale. Esse esprimono
in un linguaggio moderno molto concreto, ma non privo di afflato mistico e
lirico, una vasta gamma di problematiche che hanno un immediato aggancio
con la realtà della vita quotidiana. Questo certamente può favorire in
tutti i fedeli una migliore comprensione del mistero celebrato e un più
consapevole coinvolgimento personale con esso. Insegnandoci a pregare, la
Chiesa ci insegna così a vivere nell’oggi, da una parte restando ben
radicati alla viva Tradizione e dall’altra aiutandoci ad essere protesi
verso il Regno di Dio che si costruisce istante per istante, nell’oggi
vissuto con fede e con amore.
A.M.Cànopi osb
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