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COMUNITA' PARROCCHIALE BEATA MARIA VERGINE IMMACOLATA DI LOURDES |
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“L’Eucaristia genera e plasma la comunità„ |
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| Tenendo presente che in questo anno la vostra diocesi vive un momento di grazia straordinaria per l’evento del Sinodo, incentrato sui temi della preghiera e della carità, abbiamo pensato di scandire i momenti di meditazioni con cui ormai da tempo vi accompagniamo sul ritmo della Liturgia Eucaristica, perché è proprio l’Eucaristia che genera e plasma la comunità. Ci metteremo dunque insieme, con molta semplicità, in ascolto dello Spirito che parla al cuore della Chiesa per rivelarle i segreti del regno dei cieli, facendole comprendere sempre di più la grandezza della propria vocazione-missione, che è quella di essere comunione d’amore: icona della SS. Trinità. | |
![]() ▪Conoscere Dio attraverso la Sua Parola ▪Solennità del Sacro Cuore ▪San Benedetto ▪Solennità dell'Assunzione della Beata Maria Vergine ▪San Gennaro ▪Avvento ▪Rosario ▪Immacolata ▪Santo Natale ▪Beata Maria Vergine di Lourdes ▪La Domenica
▪Costruire Insieme sul
fondamento della fede
▪L'Eucarestia genera e plasma la
comunità IV
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I Convocazione e saluto Il primo momento della Celebrazione Eucaristica è la convocazione dell’assemblea; convocazione che generalmente avviene attraverso il suono delle campane. Un tempo era così bello vedere che, al suono delle campane, la gente cominciava ad uscire dalle case e affollava le strade del paese o della città per recarsi in chiesa! Bisogna imparare di nuovo ad ascoltare le campane…: è la voce del Signore. Dobbiamo lasciarci condurre dal loro suono come attratti dolcemente dalla voce dell’Amato che ci invita: «Vieni, ti sto aspettando!». Per disporsi a vivere bene la celebrazione è anche importante percorrere bene la strada che ci conduce in chiesa, senza distrazioni, ma con raccoglimento e già interiormente protesi ai divini misteri, avendo cura di arrivare con un po’ di anticipo. Sono momenti preziosi. San Carlo Borromeo in un discorso rivolto ai sacerdoti – ma che si addice anche ad ogni fedele – diceva: «Ci sarà magari chi si lamenta che, quando entra in coro per salmodiare, o quando va a celebrare la Messa, la sua mente si riempia di mille distrazioni. Ma prima di accedere al coro o di iniziare la Messa, come si è comportato in sacrestia, come si è preparato, quali mezzi ha predisposto e usato per conservare il raccoglimento? Vuoi che ti insegni come accrescere maggiormente la tua partecipazione interiore alla celebrazione corale, come rendere più gradita a Dio la tua lode? Rimani raccolto con Dio, evita le chiacchiere inutili. Nulla è così necessario quanto la meditazione che precede, accompagna e segue tutte le nostre azioni» (Dal Discorso tenuto nell’ultimo Sinodo).
Siamo dunque entrati nel luogo della celebrazione; il sacerdote – che rappresenta Cristo in persona – si è recato all’altare, lo ha baciato e si è recato alla sede. Ora inizia la Santa Messa con le parole: «Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo», mentre tutti, in piedi, tracciano il segno della croce. È un gesto bellissimo. Questo sigillo, questo segno tracciato sul nostro corpo, è una vera professione di fede; dice che ci riconosciamo appartenenti al Signore, che siamo radunati nel suo Nome, e che siamo un riflesso del mistero della Santissima Trinità. Commenta Padre Maurice Zundel: «Con rispetto e fervore, con cuore e spirito dilatati, con profonda ammirazione e lieta riconoscenza, con indicibile confusione e carità universale, con sobria lentezza e piena interiorità dobbiamo fare il segno della Croce, ovunque e sempre, ma con raccoglimento ben più intimo, entrando nella divina Liturgia» (Il poema della sacra Liturgia, Studium, Roma 1939, p. 37). Poi il sacerdote, allargando le braccia per indicare che la presenza del Signore avvolge tutti nel suo amore, rivolge il saluto all’assemblea.
«La grazia del Signore nostro Gesù Cristo, l’amore di Dio Padre e la comunione dello Spirito Santo sia con tutti voi».
Il Signore Gesù, che ha offerto se stesso per noi in pura gratuità, il Padre, che nel suo grande amore ha sacrificato il suo Figlio per noi, lo Spirito Santo, Amore unificante che crea comunione, il Dio Uno e Trino sia con tutti voi. Con questo saluto ci viene donato l’abbraccio della Santissima Trinità che, stringendoci a sé, ci unisce anche tra di noi. L’assemblea risponde: «E con il tuo spirito», indicando così la propria adesione al Signore e il desiderio di ricambiare questo amore, formando davvero tutti insieme una santa koinonia.
Questa prima formula di saluto è spesso usata, perché esprime realtà profondissime con parole molto semplici e pregnanti. Ve ne sono però anche altre, ciascuna con una sua particolare caratteristica, con diverse sfumature.
«La grazia e la pace di Dio nostro Padre e del Signore nostro Gesù Cristo sia con tutti voi». Qui si sottolinea che nella S. Messa ci viene donata dal Padre e dal Figlio la grazia, e che essa opera in noi la comunione, l’unità, la pace, vale a dire ci ricolma dei frutti dello Spirito Santo. C’è poi una terza formula semplicissima: «Il Signore sia con voi», oppure – se presiede un Vescovo, icona di Cristo risorto in mezzo ai suoi discepoli – «La Pace sia con voi». Nella sua brevità, essa esprime tutto quello che Gesù ha detto di sé in riferimento a noi: «Ecco, io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo» (Mt 28,20); e nel giorno di Pasqua: «Pace a voi» (Gv 20,19). Un’altra formula, usata specialmente il venerdì, dice:
«Il Signore, che guida i nostri cuori nell’amore e nella pazienza di Cristo, sia con tutti voi».
L’amore ha come sua massima espressione proprio la “pazienza”, ossia la capacità di portare gli uni il peso degli altri, di portare la croce insieme con il Signore, di patire con lui, partecipando al suo mistero redentore. Con questa formula all’inizio della Santa Messa ci viene perciò detto che in tutti i momenti della nostra esistenza, in ogni prova o fatica, il Signore è con noi per rendere feconda di bene ogni nostra tribolazione, unendola alla sua Passione. C’è poi la formula in cui si evidenzia la presenza delle tre virtù cardinali:
«Il Dio della speranza, che ci riempie di ogni gioia e pace nella fede per la potenza dello Spirito Santo, sia con tutti voi».
Grazie al sacrificio redentore di Cristo, nostra unica e vera speranza, Dio ci ha liberati dalla tristezza mortale e ci ha ricolmati della sua grazia, della sua gioia, della sua pace; tutto questo, però, nella fede: siamo pellegrini e stranieri in questa terra, e tuttavia, in forza dello Spirito riversato nei nostri cuori, siamo già anche cittadini del cielo. La nostra esistenza si svolge tra il “già” e il “non ancora”; e il cammino è illuminato dalla Speranza, sostenuto dalla Fede, animato dall’Amore.
La sesta formula di saluto dice: «La pace, la carità e la fede da parte di Dio Padre e del Signore nostro Gesù Cristo sia con tutti voi».
Il Padre e il Figlio ci fanno dono della pace, della carità, della fede, vale a dire dello Spirito e dei suoi frutti, affinché viviamo immersi nella comunione divina, nella Santissima Trinità, Oceano infinito di pace, come lo chiama santa Caterina da Siena. La settima e ultima formula – altre, però, possono essere spontaneamente proposte dal sacerdote – sottolinea fortemente la gratuità della scelta divina e la responsabilità per la vocazione ricevuta: «Fratelli, eletti secondo la prescienza di Dio Padre mediante la santificazione dello Spirito per obbedire a Gesù Cristo e per essere aspersi del suo sangue, grazia e pace in abbondanza a tutti voi». Il Padre ci ha “scelti” e ci ha ricolmati del suo Santo Spirito, perché, santificati, siamo nel mondo testimoni del suo amore. Ciò avviene se viviamo secondo il Vangelo, in obbedienza ai divini comandamenti, e se accettiamo di partecipare alla passione redentrice di Cristo. Redenti, purificati, santificati dal suo sangue, che viene offerto di nuovo sull’altare e che continuamente ci riscatta dalla schiavitù del peccato, riceviamo grazia e pace in abbondanza: la grazia che ci rende capaci di donarci a nostra volta; la pace, che è il frutto di tutta la grazia accolta e vissuta nel quotidiano della vita.
Fin dall’inizio della Messa ci si trova così avvolti nella presenza del Signore, che è luce, amore, grazia, pace, pazienza, benevolenza; è tutto quello che c’è di più bello, di più santo, di più desiderabile per vivere insieme ed essere un riflesso della Santissima Trinità. Appare allora chiaro che il saluto iniziale non è un momento di poca importanza. A volte si sente dire: «Anche se arrivo un po’ in ritardo…, la Messa “vale” lo stesso»! Sono parole che denotano una scarsa comprensione del “valore” della Messa in ogni suo momento… Essa è una “sacra convocazione”; ciò significa che il Signore ci chiama alla sua presenza, ci invita ad entrare in comunione con Lui e tra di noi. Non è questa una cosa straordinaria? Come possiamo non rispondere con quello slancio e con quella gioia che mettono ali ai piedi e fanno posporre tutto il resto a tale appuntamento d’amore? Esaminiamoci dunque attentamente: come ci prepariamo alla celebrazione eucaristica? Come desideriamo l’ora della Messa, come la aspettiamo? È il momento più importante della nostra esistenza poiché da essa prende impulso la nostra giornata, la nostra settimana, tutto il nostro tempo. È dunque nella partecipazione attenta e consapevole alla Santa Messa che si costruisce la comunità. Essa viene continuamente generata, plasmata e fatta crescere mediante l’azione dello Spirito Santo che, come trasforma il pane e il vino nel corpo e sangue di Cristo, così trasforma anche noi in membra vive del suo Corpo mistico. E tale azione inizia subito, fin da quando ci si reca in chiesa ed entrando si prova una grande gioia nel vedere tante persone radunate insieme, tutte attratte dall’unico amore di Cristo e per Cristo. Uscendo dall’azione liturgica, poi, ci si dovrebbe conoscere meglio, come se un vincolo più profondo ci avesse uniti gli uni agli altri. Ed in effetti è proprio così: partecipando all’Eucaristia, ci si trasforma in un solo Corpo, si diventa sempre di più gli uni membra degli altri, in Cristo. Il saluto, non ascoltato distrattamente, ma veramente accolto e lasciato penetrare nel profondo del cuore, ci comunica quello che le parole significano, ci dà la grazia di essere persone di pace, di bontà, di dolcezza, capaci di tollerare il male, di perdonare e di usare a tutti una sincera carità. Il saluto iniziale, che già prepara l’assemblea all’atto penitenziale, ci ricorda che per costruire l’unità bisogna accogliere la grazia del Signore e non assecondare le inclinazioni della nostra natura ferita dal peccato. È possibile e doveroso trascendere la nostra istintività, superare la nostra naturale fragilità per vivere in modo soprannaturale. A questo siamo veramente chiamati poiché il battesimo ci ha rigenerati alla vita nuova, comunicandoci il germe della vita divina. Non si tratta di distruggere la nostra natura, bensì di purificarla continuamente e di orientarla al bene, all’amore. È proprio l’amore a mettere nel giusto ordine tutte le nostre potenzialità, le nostre facoltà affettive e intellettive, e a renderci capaci di vivere in comunione, legati tra noi non soltanto dalla carne e dal sangue, né soltanto in forza di interessi materiali o culturali, ma in forza della grazia divina. La grazia dei sacramenti ci aiuta ad essere gli uni per gli altri un aiuto, un sostegno, un motivo di gioia, perché è bello, vinte le seduzioni del peccato, vivere insieme, formare una comunità accogliente e aperta, che non esclude nessuno, che, anzi, sa farsi carico di tutti, portandoli nel cuore e presentandoli al Signore nella preghiera. Veramente, come canta il salmo: «Ecco quanto è buono e quanto è soave che i fratelli vivano insieme!» (Sal 132,1). È questo l’itinerario della nostra vita verso quella Gerusalemme celeste che è la nostra madre, e cioè verso la pienezza della comunione nel seno della Santissima Trinità della quale portiamo il sigillo facendo con fede il segno della croce.
Signore nostro Dio, Padre e Figlio e Spirito Santo, dégnati di convocarci ogni giorno alla tua presenza, per fare di noi, in Te, un cuor solo e un’anima sola, una dolce melodia che diffonda attorno a noi e in tutto il mondo il soave profumo della tua Carità, e renda visibile la bellezza della santa Koinonia, il mistero del tuo Essere Trino e Uno: mistero ineffabile d’Amore, fonte di pace e di gioia. Amen. A.M.Cànopi osb |