COMUNITA' PARROCCHIALE BEATA MARIA VERGINE IMMACOLATA DI LOURDES
 

  Verso il Sinodo


 

 Documento sintetico

 

RELAZIONE 2005

 

DALLA PAROLA PROCLAMATA E CELEBRATA
ALLA PAROLA CONDIVISA

 


Redatta dalle varie riunioni di catechesi tenutesi il giovedì – dai laboratori delle commissioni – dagli incontri degli operatori sinodali- dalle risposte pervenute dopo la diffusione dell’opuscolo quaresimale.

 

 

Introduzione

Questo terzo anno di preparazione al Sinodo diocesano ci ha visto impegnati nella ricerca dei modi giusti per fare esperienza comunitaria di Dio, su come la comunità sperimenti, la carità, l’amore che da Lui procede e come attraverso ognuno di noi raggiunga gli altri.

Fin dalla sua formazione, questa comunità è stata amorevolmente sollecitata, dai suoi pastori, a diventare “Parola viva” nel proprio territorio, trasformando la Parola ascoltata e celebrata, nei momenti liturgici, in opere concrete a favore di chiunque, privilegiando gli ultimi.

I poveri, da qualsiasi povertà siano afflitti, sono il “banco di prova”per ogni cristiano. Egli è chiamato a condividere la sofferenza, alleviarla con l’amore non facendo mai cadere la speranza, quella speranza che proviene dal Cristo, il cui volto è impresso sul volto di ciascuno.

Si sollecita sempre tutti, nelle omelie, nelle orazioni liturgiche, nei colloqui informali, nelle catechesi ad essere attenti, nella realtà in cui si vive, nel percepire ogni situazione di disagio perché, facendo corpo attorno al fratello che soffre, lo si possa far sentire meno solo in quanto parte di una famiglia allargata all’interno della quale trovare “ la fontana del villaggio “ a cui attingere ciò di cui ha bisogno.
 
   In che modo la nostra comunità riesce a dare il volto all’amore e alla carità?
 
A. La fonte della comunione


Nella comunità diocesana sono presenti diverse strutture organizzate per l’offerta permanente e non occasionale di servizi di vario tipo in favore degli “ultimi” ed altre ancora stanno per nascere.Anche nella nostra comunità parrocchiale, già da molti anni, è sorta nell’ambito del suo C.P.P. un’apposita “Commissione del Servizio e dei servizi” che, evidenziato il disagio che necessita di aiuto concreto, coinvolge l’intera comunità, o buona parte di essa, nella risoluzione del problema.

In tutte le situazioni di povertà siano esse materiali o spirituali: solitudine, malattia, disagio esistenziale, emarginazione; siano le stesse persone in difficoltà ad esprimere il proprio disagio o quando se ne venga a conoscenza in modo occasionale, la comunità è pronta,nei limiti del possibile, a farsene carico.

Come comunità avvertiamo l’ importanza di riuscire ad andare incontro a coloro che sono in difficoltà senza attendere che siano essi stessi a bussare alla porta. Trovando un modo di mettere in luce le richieste “nascoste”, si potrebbe esprimere così quella vicinanza alla persona che va al di là della carità intesa come elemosina. Forse si potrebbero individuare persone sensibili e discrete che diventino punto di riferimento per ogni palazzo o per piccoli gruppi di palazzi; dei ponti, quindi, tra la parrocchia e la comunità allargata.
  
B. I luoghi della comunione

La Famiglia

Il contesto in cui opera questa comunità, dove sono presenti situazioni familiari diverse ( coppie unite dal sacro vincolo del Matrimonio, altre unite civilmente, altre ancora conviventi) impone una Pastorale familiare che sia attenta e vicina a tutti. Certi del fatto che la comunità parrocchiale sia “una famiglia di famiglie”, proprio la famiglia viene posta al centro di ogni decisione presa in seno al C.P.P., quale realtà dalla quale partire per ogni iniziativa e alla quale arrivare con ogni azione liturgica. In questa ottica grande importanza viene data ai corsi di preparazione al Matrimonio per coloro che desiderano ricevere il Sacramento.
Coppie di sposi, opportunamente preparate da corsi organizzati dalla Diocesi e professionisti qualificati in campo medico, ma soprattutto testimoni di vita vissuta alla luce del Vangelo, affiancano i sacerdoti lungo questo cammino. Tale cammino tende a far prendere coscienza, a coloro che vi partecipano, dell’impegno e della responsabilità che si assumono anche riguardo all’apertura alla vita.
A questo proposito, per quanto attiene al tema della procreazione, questa comunità ritiene che la chiesa non debba entrare nel merito,lasciando alla coscienza delle coppie, cristiane o non cristiane, le decisioni sul numero dei figli da mettere al mondo e su tutto ciò che ad esso è connesso. Si cerca, infine, là dove è possibile, di seguire le giovani coppie anche dopo la celebrazione del Sacramento coinvolgendole nelle attività parrocchiali.
 
   La Parrocchia

La parrocchia è una famiglia, una “famiglia di famiglie”; a guidarla e animarla deve esserci sempre fraternità, spirito di unità, accoglienza. È proprio all’accoglienza, offerta a chiunque voglia partecipare alla vita comunitaria o si avvicini con “ beneficio d’inventario “, come nel caso dei “lontani”, che diamo una importanza fondamentale certi che ogni persona abbia diritto ad essere ascoltata sempre, sia quando chiede sostegno nel suo cammino di fede sia quando chiede di essere indirizzata a strutture sociali o diocesane competenti per risolvere il proprio problema. La parrocchia è soprattutto un “faro”, un punto di riferimento, per questo è importante tenere sempre vivo il valore dell’accoglienza. Per molti, purtroppo, è ancora identificata con il parroco, più difficilmente sentita come una “comunità eucaristica”, come l’insieme, cioè, dei battezzati che attivamente partecipano alla vita della chiesa. Per migliorare tale percezione non deve esserci staticità ma sempre continuo movimento, continua ricerca di nuovi modi che stimolino la partecipazione di tutti, che facciano riscoprire che la chiesa siamo tutti noi e nello specifico facciano sentire la parrocchia come una “famiglia allargata” nella quale ci siamo tutti. In questa ricerca un posto di rilievo dovrebbe essere occupato sia da un rinnovato legame con il territorio in cui la comunità è inserita, sia la scoperta di nuovi protagonisti, nuovi testimoni. A questo proposito per arrivare ad una presenza capillare di testimonianza abbiamo suddiviso il nostro territorio in zone pastorali che, affidate a gruppi di laici ( operatori sinodali, ministri straordinari dell’Eucaristia, catechisti, membri del C.P.P. ed altri), guidati e supportati dai propri sacerdoti sono fermento di attività sociali.
Ci sono laici che si prendono cura, in modo continuativo, di persone anziane o sole e le aiutano a sentirsi inserite nella famiglia parrocchiale. Molti ancora, però, percepiscono la parrocchia come una “ stazione di servizio” dove fermarsi, in tappe obbligate dell’esistenza, per ricevere Sacramenti, officiare riti, solo per rispettare convenzioni sociali o tradizioni familiari. Per tutti c’è accoglienza e gli incontri diventano occasione per aprire un dialogo, conoscere le esigenze, il perché della lontananza e rispondere con l’offerta della nostra disponibilità. Ai nostri giovani, accompagnati nel loro cammino di fede anche dopo la celebrazione del Sacramento della Confermazione, vengono proposti incontri di approfondimento della Parola, stages annuali fuori sede, incontri con giovani di altre parrocchie per condividere esperienze. Buona parte di essi è, comunque, attiva nell’organizzare momenti di veglia e di preghiera nei tempi forti dell’anno liturgico o svolgere volontariato presso la mensa delle suore di Madre Teresa di Calcutta. Consapevoli, infine, che la parrocchia è chiamata ad “ uscire fuori” dal proprio contesto e a collaborare con le altre parrocchie e le istituzioni religiose presenti sul territorio diocesano, riteniamo che la frequentazione di corsi teologici, da parte di diversi gruppi di laici, aiuti a formare una comunità più ampia nella quale poter progettare e condividere le attività pastorali più idonee. Anche l’attività del gruppo che segue il corso sinodale è occasione per proficui incontri per realizzare sinergicamente i progetti a livello foraniale. Avendo posto, sempre, l’accento sul servizio agli altri come compito primario dell’essere cristiani e quindi testimoni dell’amore di Cristo, riteniamo fondamentale dare centralità assoluta alla Celebrazione Eucaristica domenicale, soprattutto dal “ motore trainante” nella vita della parrocchia, perché è il momento in cui si fa comunitariamente esperienza di Dio e ciò aiuta a sentirsi veramente parte di un'unica famiglia.
 
 Il Territorio


Gli uomini sono posti da Dio come amministratori della terra per coltivarla e custodirla e dunque, educare alla conservazione e alla promozione della natura, perché opera della stupenda azione creatrice di Dio, diventa, durante il cammino di fede in preparazione ai Sacramenti, uno tra i principali compiti della catechesi; in più l’educazione civile a scuola, il retto e serio comportamento nella comunità orante aiutano a creare la “mens” per la costruzione del bene di tutti.
Perché lo Stato democratico non è una realtà estranea al cittadino ma il luogo sociale e politico al quale appartiene, dalle varie comunità andrebbero segnalate persone (uomini o donne, giovani o adulti) sensibili al sociale che, già inserite nella Caritas parrocchiale o diocesana, partecipando a stages formativi,si rendano disponibili per attività atte a migliorare la convivenza di tutti testimoniando e proponendo i grandi valori umani ed evangelici della dottrina sociale della chiesa.
Siccome non c’è ricchezza legittima per ciascun uomo, se non ci si impegna ad eliminare le cause della povertà di tutti come proposta di una “Opera segno” si auspica la creazione di spazi e luoghi per anziani e persone diversamente abili donando strutture ecclesiali idonee a tale attività.

 

 
 

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