COMUNITA' PARROCCHIALE BEATA MARIA VERGINE IMMACOLATA DI LOURDES
 

 

La Carità La Speranza

 “Sull’esempio del nostro Maestro e Signore, che da ricco si fece povero, la nostra Chiesa è chiamata a incamminarsi con più coraggio sulla via della povertà che comporta la comunione dei beni, uno stile di vita sobrio, l’assimilazione e la diffusione della
cultura del dare”.

“La nostra Chiesa deve essere capace di vivere e donare speranza”.

“Dio ha tanto amato il mondo da dare suo
figlio unigenito, perché chiunque crede in
lui… abbia la vita eterna “(Gv. 3, 16). Questo messaggio di amore continua nel principale precetto dettatoci da Cristo, che rappresenta anche il fondamentale comandamento della nostra religione: “Amerai il Signore Dio tuo
con tutto il cuore, con tutta la tua
anima….Amerai il prossimo tuo come te
stesso” (Mt. 22, 37). In risposta all’amore
donatoci da Dio, il cristiano è tenuto a
manifestare la propria fede attraverso l’amore
per il prossimo, anche per il proprio nemico.
E l’amore deve essere completo, totale,
profondo, quello che in greco è detto agape
e in latino caritas. Esso deve coinvolgere tutta la persona, chiamata a donarsi con
massima disponibilità. Ogni cristiano,
singolarmente e con la propria comunità,
dovrà sforzarsi di dare, in servizi, parole
opere, sostegno morale agli altri, senza
escludere anche i beni materiali, cercando
di non far mancare ai fratelli meno fortunati
il minimo indispensabile per una vita dignitosa.
 

La crisi della speranza investe l’intera società. Essa è la vera emergenza, è il dramma della nostra epoca. Terrorismo, guerre, catastrofi naturali, fame, miseria hanno creato insicurezza generalizzata. È in questo contesto che il cristiano, adulto nella fede, è chiamato “a rispondere a chiunque domandi ragione della speranza”(1 Pt. 3,15). Chesterton amava dire che: “Educare è essere così certi di una verità da osare trasmetterla ad altri, garantendo per essa”. E siccome l’uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, o, se ascolta i maestri lo fa perché sono dei testimoni; la Chiesa, alla luce della Parola, è chiamata alla testimonianza fattiva, matura, convinta. È chiamata a scoprire il suo vero volto che è quello del Cristo risorto: di colui, cioè, che in ogni istante della nostravita, è per noi, è con noi. Dunque una speranza che può venire solo da una visione di futuro che lasci spazio alla potenza salvifica di Dio e alla forza costruttiva delle beatitudini evangeliche e non da un ripiegamento ossessivo e analitico sui nostri mali. Una speranza che è una sorgente che sta in Dio e non secca mai, ma ristora solo chi elabora sogni e ha il coraggio di “buttare il cuore oltre la siepe”. Se, dunque, consapevoli che è il Cristo risorto ad aprirci alla speranza; testimoniamo, con gioia, il dono della fede nel Signore, che è il solo a dare senso e orientamento alla nostra vita.

 

L’Evangelizzazione La Liturgia

“ Tanta gente del nostro territorio vive come se Dio non ci fosse. E’
necessaria una “nuova evangelizzazione” se vogliamo che il cristianesimo
abbia un futuro esaltante”

Ha scritto qualcuno alla porta di una Chiesa: “ Qui si entra per amare Dio; da qui si
esce per amare l’uomo”.

“Andate in tutto il mondo è predicate il
Vangelo ad ogni creatura”. Ieri come oggi
queste parole sono rivolte a noi cristiani,
per invitarci, una volta di più, a prendere
consapevolezza della chiamata del Signore
e a ripercorrere, con molta umiltà, il
cammino fatto dagli Apostoli, testimoniando
con la nostra vita la fede nel Cristo risorto.
È, infatti, l’annuncio del Kerigma la grazia
più grande e insieme la missione
fondamentale e prioritaria che la Chiesa ha
ricevuto in dono dal suo Signore.
Per questo, molta energia deve essere
profusa nella catechesi ai bambini/fanciulli/
ragazzi/giovani/adulti che a noi si affidano.
Essa non si può ridurre ad uno dei tanti
settori della pastorale, ne è, piuttosto, lo
snodo decisivo, la sintesi più ricca e
significativa e insieme il modello ispiratore
e paradigmatico. Sulla strada di un buon
cristiano c’è stato, molto spesso, oltre alla
famiglia, l’inserimento in una buona
comunità: di qui la responsabilità enorme
di cui è investito ogni catechista
nell’assolvimento del suo compito. Egli fa
molto più che insegnare una dottrina; è
testimone e partecipe di un mistero che
egli stesso vive e che comunica agli altri
con amore: un mistero che lo trascende e
pur tuttavia, con la sua azione, attesta,
spiega, fa rivivere.
 

La liturgia evidenzia le due componenti
della preghiera: la contemplazione e l’andare
ai fratelli. Essa, attraverso segni e gesti, fa
in modo che ciascuno di noi, nella comunità
e con la comunità,si disponga a compiere
la volontà di Dio. Infatti, è partecipando al
convivio eucaristico domenicale che ci
conformiamo a Cristo, nella donazione e
nella immolazione. È alla mensa eucaristica,
cui settimanalmente il Maestro ci invita,
che impariamo a volerci bene, a condividere
quel bene supremo che è l’amore del Padre,
di cui la Liturgia è inno primario. Per Cristo,
con Cristo ed in Cristo eleviamo al Padre,
nella gioia, l’inno di ringraziamento,
riscoprendoci di volta in volta tutti fratelli,
perché figli dell’unico Padre. Gesù, infatti,
continua incessantemente ad infondere in
noi la forza, il coraggio e la volontà di
testimoniare, nella quotidianità, questa
grande verità. Dall’incontro con Lui, servo
obbediente, sofferente e crocifisso, si
sviluppa in noi il germe della Carità e siamo
pervasi dal desiderio di riconoscerne la Sua
stessa persona in quelli che attendono chi
terga le loro lacrime, curi le loro ferite,
ascolti il loro sfogo, muti in un po’ di gioia
la loro tristezza e la loro solitudine.

 

Gli organismi di partecipazione La legalita’

“Luoghi concreti in cui si può vivere la sinodalità, esercitare la comunione, sono gli
organismi di partecipazione sia a livello centrale (Diocesi), sia intermedio (Forania),
sia periferico (Parrocchie).”

“La nostra Chiesa non può tacere di fronte ad un sistema perverso che frena lo sviluppo
del territorio e tiene in ostaggio ancora tanta gente!”

Il movimento prodotto dal Concilio
Ecumenico Vaticano II ha preso fisionomia
nel popolo di Dio,facendolo partecipare alla
vita della comunità, attraverso l’istituzione
degli organismi ecclesiali: il Consiglio
Pastorale Parrocchiale (C.P.P.); il Consiglio
Pastorale per gli Affari Economici (C.P.A.E.);
il Consiglio Pastorale Foraniale ( C.P.F.); il
Consiglio Pastorale Diocesano ( C.P.D.). In
essi il cristiano esprime il suo sacerdozio
battesimale responsabilizzandosi e
assumendo l’impegno a coadiuvare il
sacerdote e il Vescovo nella guida della
comunità. I membri di questi organismi di
partecipazione, in virtù dell’impegno
assunto, sono invitati, inoltre, a crescere
nella loro fede attraverso specifici itinerari
di formazione che “ devono comprendere e
fondere, in una circolarità dinamica, le tre
dimensioni fondamentali della pastorale:
annuncio (catechesi), celebrazione (liturgia),
testimonianza (carità)”.
Il cammino fatto insieme, con il
coinvolgimento di tutti, rende vitale questo
motore necessario per l’edificazione di una

Chiesa gradita a Dio e giovevole ai fratelli.

In questi ultimi anni assistiamo al
disfacimento del sistema sociale; sembra
prevalere l’illegalità, il mal costume, la
prepotenza, l’illecito profitto. E’ un potere
malvagio che il popolo cristiano non può e
non deve accettare, ma anzi deve farsi
promotore di azioni di solidarietà ed
accoglienza per le persone più deboli. Dalla
Chiesa deve partire, per diffondersi in tutti
gli altri, quell’amore che il suo Maestro ha
voluto e continua a donare all’umanità.
Naturalmente donare l’amore solo con belle
parole non basta. Gesù ci ha donato la sua
vita e a noi chiede di spendere la nostra
per aiutare chi è in difficoltà: tutti abbiamo
qualcosa da dare e tutti abbiamo necessità
di ricevere qualcosa. Accettando questo
modo di vivere facciamo nascere la
condivisione. La comunità fiorisce, con la
condivisione e l’accoglienza, che non
debbono mancare nella Chiesa, nelle
famiglie, nelle scuole, nei posti di lavoro e
tutte le volte in cui si riuniscono più persone
nel nome di Cristo.
 

La Famiglia I Giovani

“Nella celebrazione sinodale forte si è levata una voce preoccupata  per il destino della famiglia… La famiglia è
 una risorsa fondamentale sia per la società civile sia per la Chiesa”.

“I giovani chiedono di essere ascoltati, bisogna dare ad essi più spazio in tutti i luoghi in cui si progetta”.

 

La famiglia cristiana è stata e sarà sempre
il luogo della prima conoscenza del Cristo,
pertanto in essa deve essere presente (se
si è affievolito bisogna farlo rifiorire) quel
clima di solidarietà, di rispetto e di sincera
accoglienza. Aiutare chi ci è accanto e
abituarsi a chiedere, senza arroganza ma
con vera fraterna amicizia, l’aiuto degli altri
è il primo passo per vivere in comunione.
Il secondo passo è quello di mantenere
sempre viva la presenza di Cristo con la
preghiera quotidiana, con l’osservanza delle manifestazioni di fede, non come obblighi richiesti, ma come piacere di partecipazione alla vita di “Chiesa”. Oggi abbiamo moltissime famiglie che vivono in situazioni particolari di disagio; queste hanno bisogno di tutta la disponibilità possibile delle altre famiglie, purtroppo queste spesso trovano enorme difficoltà in quanto coloro che sono nel disagio si isolano e non è facile entrare  ei loro cuori e portare ad essi l’aiuto di un conforto o la spinta per un cambiamento.
Particolare attenzione bisogna dedicare alle nuove famiglie che, come tutti sanno,
trovano difficoltà di ogni tipo e non sempre
sono in grado di stabilire una priorità sulle
necessità, e spesso quella che viene
trascurata è la speranza che ci può venire
dalla fede in Cristo. A queste nuove famiglie e a quelle in situazioni particolari di disagio è indispensabile assicurare un’assistenza con guide specifiche e sempre disponibili
.

Il Centro di Ascolto parrocchiale è aperto il venerdì dalle ore 17.00 alle 19.00. I sacerdoti sono sempre disponibili sia in mattinata che nel pomeriggio.

 

Nel parlare di giovani sembra naturale
considerare principalmente a loro rivolte le
parole di Giovanni Paolo Il "non abbiate
paura, aprite anzi spalancate le porte a
Cristo", parole rinnovate e rivificate nella
prospettiva ricca di orizzonti e piena di
speranze presente nella enciclica "Deus
caritas est" di Benedetto XVI. Quando ci si
riferisce ai giovani, tutto è orientato a porre
in primo piano l'essenziale, nella visione di
una vita proiettata verso il futuro ed aperta
verso i fratelli. Soprattutto nella nostra città,
con i suoi tanti problemi e le sue amare
realtà, e in un clima culturale
contemporaneo scristianizzato i giovani
chiedono di essere ascoltati e
contemporaneamente di trovare una guida.
La parrocchia diventi quindi luogo di
accoglienza, dove possano trovare risposta
gli interrogativi ma anche le contraddizioni
che vivono nella tensione tra l'aspirazione
alla realizzazione di un mondo migliore e
lo scontro con le povertà delle situazioni
contingenti. Sia, inoltre, per loro, luogo di
formazione, che li aiuti a crescere con una
cultura di responsabilità e di solidarietà che
incanali le loro energie e li renda maturi e
preparati nella ricerca di una realizzazione
di sé nel lavoro, nella società, nel dono di
sé; capaci di scegliere e sostenere i
comportamenti da assumere nei luoghi del
lavoro, della società, della famiglia
prospettando orizzonti migliori e mete
realizzanti.


L’incontro settimanale con i giovani, in questa parrocchia, si tiene il mercoledì dalle ore 20.00 alle 21.30.
Nella zona di Fuorigrotta, presso la parrocchia di S. Vitale,ogni ultimo giovedì del mese dalle ore 20.00 alle 22.00.

 

Le sfide Il dialogo ecumenico
e interreligioso

“La nostra Chiesa non può non lasciarsi coinvolgere dalle sfide
che il mondo di oggi ci pone”

“Altra sfida a cui non possiamo sottrarci è quella del dialogo, in particolare quello interreligioso e con le persone di convinzioni  diverse .... Il dialogo è qualcosa di più: accogliere l’altro nella sua diversità ed essere da lui accolto. Il dialogo è un modo per vivere l’amore"

 

Le numerose e complesse
problematiche che la nostra
società ci pone fanno si che noi
Chiesa dobbiamo quotidianamente
lavorare per capire e cercare soluzioni in
armonia con la parola e l’esempio di Gesù.
Tutti: sacerdoti, diaconi, religiosi e laici
devono essere in grado di “ascoltare” le
nuove necessità dei figli, di confrontarsi
con le nuove realtà, in particolare con la
condizione dei fratelli separati, divorziati,
conviventi, con gli omosessuali, sull’aborto
e gli esperimenti sull’embrione, sul rispetto
per l’ambiente, nonché sull’eutanasia. Un
continuo dialogo è necessario, in particolare con le nuove generazioni, affinchè si diano loro gli strumenti per poi decidere di scegliere liberamente se vivere sull’esempio dell’esperienza terrena di Gesù Cristo. Nella  Chiesa dobbiamo impegnarci per diffondere la cultura del rispetto per l’altro e, ribadiamo, che è fondamentale l’ascolto. Solo così potremo essere d’aiuto gli uni per gli altri  e aiuteremo Dio nella realizzazione del suo
disegno per la salvezza dell’umanità.


Alcuni membri del C.P.P. frequentano corsi regionali e nazionali
sulla cultura, la comunicazione e le problematiche familiari.

Dialogo, dal greco diàlogos e attraverso il latino dialògus, conversazione, è l’atto con l quale gli uomini, rapportandosi e parlando tra loro, rafforzano la reciproca conoscenza, si accolgono nel rispetto della diversità delle opinioni politiche, delle culture, delle religioni e si sforzano di individuare punti di convergenza o idealità condivise che possano consentire di vivere bene e accettarsi come fratelli.La Chiesa, attraverso l’insegnamento e i gesti degli ultimi pontefici: da Giovanni XXIII al regnante
Benedetto XVI, ha insistito in modo continuo sulla necessità del dialogo. Passi avanti si sono fatti, attraverso contatti, discussioni e preghiere, insieme ai fratelli delle altre confessioni cristiane, in vista della desiderata unità da realizzare. Mentre già
ci sono stati incontri, e altri si stanno programmando, con esponenti delle altre religioni, in particolare con i rappresentanti delle grandi religioni monoteiste: l’Ebraismo e l’Islamismo. Le mutate condizioni della nostra società, con la sempre più larga presenza di immigrati, rende obbligatoria
una esperienza di dialogo che completi l’atto di amore dell’accoglienza. Tali lodevoli azioni realizzano una serena convivenza e favoriscono il processo di integrazione. Il dialogo, specialmente quello interreligioso, perché produca frutti richiede una buona conoscenza dei principi di cui è portatore
l’interlocutore e presuppone la padronanza dei contenuti della propria fede. Alla discussione si va poi, con reciproco senso di apertura, nella consapevolezza di non essere gli unici depositari di tutte le verità. Così ben preparati ed informati, ci si potrà disporre ad accogliere ciò che appare
giusto accogliere e condividere quello che si
rivela condivisibile.

 

Dal Messaggio del Vescovo al popolo di Dio Verso il Sinodo
 
Il Cammino Diocesano

 

ritorna alla pagina iniziale