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Colui che
viene a liberare i poveri e i sofferenti fa l’esperienza della sconfitta,
del silenzio di Dio, della morte di croce.. |
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dal Vangelo secondo
Luca
(Lc-23.33-47
Quando giunsero al luogo detto Cranio, là crocifissero lui e i due
malfattori… Gesù diceva: “Padre, perdonali, perché non sanno quello che
fanno”… Il popolo stava a vedere, i Capi lo schernivano: “Ha salvato gli
altri, salvi se stesso, se è il Cristo di Dio, il suo eletto”. Anche i
soldati lo schernivano: “Se tu sei il re dei giudei, salva te stesso”… Uno
dei malfattori appeso alla croce lo insultava… Ma l’altro lo rimproverava…
E aggiunse: “Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”. Gli
rispose: “In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso”.Era verso
mezzogiorno, il sole si eclissò e si fece buio,il velo del tempio si
squarciò… Gesù, gridando a gran voce disse: “Padre, nelle tue mani
consegno il mio spirito”. Detto questo spirò.
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Nel corso della nostra esperienza umana quando ci troviamo di fronte
alla sofferenza, possiamo notare che essa non produce sulle persone
che la vivono lo stesso effetto. Qualche volta rimane fine a se stessa
non riesce, in altre parole, a produrre amore ed esaspera l’egoismo.
Altre volte riesce a far fiorire attorno a sè un giardino di bene. Il
brano ci propone Gesù che compie l’atto finale della sua esistenza
terrena. Nel momento estremo del suo donarsi, accoglie la solidarietà
di un altro condannato. Il breve colloquio tra i due è un brano di
struggente speranza. E’ proprio così! Solo condividendo il dolore di
Colui che ha condiviso il nostro, e con quanti incontriamo nel nostro
cammino, possiamo dal Golgota sperimentare la gloria della
Risurrezione.
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