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Sesta
comunicazione all’assemblea domenicale orante dei lavori del Sinodo
Diocesano svoltasi sabato 11 marzo. |
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Sabato 11 marzo, negli incontri dei circoli minori, cioè nei laboratori di lettura, ascolto e discussione dello Strumento di lavoro del Sinodo, per la Parola annunciata (catechismo ai ragazzi e agli adulti), abbiamo riscontrato, nella Chiesa di Pozzuoli, la necessità forte di una catechesi specifica per i giovani. Almeno due le priorità di una pastorale giovanile: da una parte far crescere, in ogni giovane, la ricerca di ragioni per vivere e sperare; dall’altra riscoprire, come comunità ecclesiale, la freschezza e la giovinezza del Vangelo per restituire a ogni giovane la forza di salvezza “dentro” e “per “ la vita quotidiana. Siccome i giovani, più o meno esplicitamente, chiedono alla comunità cristiana di non essere lasciati soli, è indispensabile formare educatori e guide spirituali – sacerdoti, religiosi, laici- in grado di accompagnarli nel cammino personale e di gruppo, disponibili a loro volta a lasciarsi educare dagli stessi giovani, dalle loro attese e dalle loro ricchezze. Per la Parola celebrata (S. Messa e celebrazione dei sacramenti), riguardo al Sacramento della penitenza, abbiamo ricordato che, grazie ad esso, le tristezze e le angosce del tempo sono “gettate” nelle mani del”Dio di ogni grazia” e, nel suo senso profondo, è la conversione o trasformazione radicale del modo di porsi di fronte alla vita e alla storia. Per questo è importante che i sacerdoti siano sempre più guide illuminate e rispettose della persona, perché questa non si senta mai giudicata, ma aiutata a riconoscere l’indicazione di un cammino, spesso faticoso e non senza cadute, verso una completa riconciliazione con se stessi, con i fratelli, con Dio. Il Sacramento dell’Unzione, invece, deve riacquisire la medesima dignità di tutti gli altri Sacramenti facendone adeguato oggetto di riflessione comunitaria e di catechesi, in particolare nella Giornata mondiale dell’ammalato (11 Febbraio) e in altre occasioni a discrezione del sacerdote. Esso non deve essere recepito solo come Sacramento per chi sta terminando la sua vita terrena ma anche sostegno per chiunque viva condizioni di malattia e di sofferenza: nella nostra parrocchia questo Sacramento sarà amministrato giovedì 6 aprile alla S. Messa Vespertina. Per la Parola condivisa ( carità e condivisione) abbiamo ribadito che, nella città umana, come cristiani, dobbiamo porci come lievito e come sale per ricordare alle libere coscienze che non è possibile svincolarsi dalla legge morale anche quando si esercitano le istanze di solidarietà e di creatività sociale e politica. Nel rispetto della “laicità” dello Stato, la comunità cristiana, attraverso i propri Consigli pastorali, ha il dovere di interpretare ed accompagnare tutti i processi sociali in atteggiamento di vigilanza, dialogo, offrendo leale collaborazione a quanti operano per l’interesse e il bene comune. La carità e il rispetto alle persone non escludono il denunciare eventuali ingiustizie, inadempienze ed errori commessi dai responsabili della cosa pubblica. |