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Quarta
comunicazione all’assemblea domenicale orante dei lavori del Sinodo
Diocesano svoltasi sabato 18 febbraio. |
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Sabato 18 febbraio, negli incontri dei circoli minori, cioè nei laboratori di lettura, ascolto e discussione dello Strumento di lavoro del Sinodo, per la Parola annunciata (catechismo ai ragazzi e agli adulti), abbiamo costatato che la quasi totalità della catechesi, oggi, è rivolta ai fanciulli in vista della Prima Comunione e ai ragazzi in vista del Sacramento della Cresima mentre la Chiesa Italiana da tempo, chiede di porre al centro della catechesi gli adulti e i giovani. Di qui la necessità di creare una svolta pastorale, all’interno delle nostre comunità parrocchiali, a favore degli adulti con una catechesi sistematica, capillare ed organica. Essa deve toccare la concretezza della loro vita, i loro interessi, la realtà sociale e gli ambiti in cui si situano; ma anche i fondamenti della nostra fede attinti dalle Scritture, nonchè la dottrina sociale della Chiesa: tutto in un contesto catecumenale come indicato dalle note sull’Iniziazione cristiana della C.E.I. Il sacerdote, che è pastore e guida della parrocchia, deve conservare il suo ruolo specifico nelle diverse forme e gradi dell’annuncio cristiano; deve educare la comunità tutta a maturare una coscienza missionaria, perché si ponga come madre accogliente e feconda nei confronti di chi ritorna a Cristo. Una volta di più si è ribadito, in questo contesto, essenziale e insostituibile il ministero del catechista, la cui formazione riveste una importanza centrale. Nel cammino di conversione permanente, rivolta sia al singolo cristiano che alla comunità tutta, occasione privilegiata, per comunicare la Parola del Signore, è l’omelia che deve essere semplice, chiara, diretta, adatta, radicata nell’insegnamento evangelico e fedele al Magistero della Chiesa, piena di speranza, nutriente per la fede, generatrice di pace e di unità. Essa deve trovare il suo posto sia nella celebrazione Eucaristica che nella celebrazione di tutti gli altri Sacramenti. Per la Parola celebrata (S. Messa e celebrazione dei
sacramenti) abbiamo ricordato che l’anno liturgico scandisce la
dimensione del tempo umano. In esso, i credenti nel Risorto, hanno scelto
di contare il loro tempo sulla base delle verità, dei valori e degli
avvenimenti specificamente cristiani (Avvento, Quaresima, Triduo pasquale,
Pentecoste). In questo modo per ogni credente, la storia stessa diventa,
davvero, “storia della salvezza”. Il punto qualificante dell’itinerario
dell’anno liturgico della Chiesa è la celebrazione “nel giorno del
Signore”. La domenica, infatti, è Pasqua della settimana; giorno
dell’incontro della comunità, in cui si celebra il “primo giorno dopo il
sabato”, memoriale della Risurrezione di Cristo; giorno della “ frazione
del pane” e, per questo, della condivisione, della carità e della
missione. |